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Al capezzale della Politica italiana

raggi e appendino

Virginia Raggi e Chiara Appendino, neo sindache di Roma e Torino

I risultati dei ballottaggi di domenica 19 giugno incoronano Virginia Raggi a capo della Città Eterna e Chiara Appendino alla guida di un’altra importante città italiana come Torino. Due donne, due candidate del Movimento Cinque Stelle. I grillini ottengono un enorme successo un po’ ovunque e si presentano come “il nuovo” pronto a governare.

In effetti “il vecchio” è in grande difficoltà. Centro sinistra e centro destra per motivi diversi sembrano aver perso la loro identità e il contatto con gli elettori.

La grande malata resta la Politica italiana: metà degli aventi diritto non è andata a votare. Delusione, rassegnazione, protesta, rabbia, confusione, nausea. Un mix esplosivo che rischia di minare le basi della nostra democrazia.

Alcune considerazioni sugli esiti delle urne in questo articolo pubblicato su Blasting News.

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Il voto in Sicilia: un’occasione perduta

Ha vinto l’astensionismo? No, ha perso la Sicilia.
Più di metà dei Siciliani non è andata a votare: il principale dato di queste elezioni è negativo, doloroso e induce a riflettere e correre ai ripari al più presto.

I candidati politici, i partiti, i leader nazionali non hanno convinto. E’ un dato di fatto che non può che portare l’intera classe politica italiana ad un cambiamento deciso di rotta. Forse mai come in questo momento la Sicilia ha veramente rappresentato un test importante per tutto il Paese.

Destra, sinistra, centro ormai non esistono più. Esistono accozzaglie di gruppi, ex partiti, correnti, movimenti che si alleano nel tentativo di prendere più voti possibili.

Il Pdl, padrone incontrastato del territorio siciliano fino a poco tempo fa, si è dissolto come neve al sole. E’ sparito, massacrato da una guerra fratricida figlia di interessi personali e dalla guida fallimentare di Berlusconi, troppo lontano dalle reali necessità degli italiani.

Vince Crocetta, candidato del Pd appoggiato dall’Udc di Casini, ma in realtà sia l’uno che l’altro partito perdono deputati rispetto all’ultima tornata elettorale. L’ex sindaco di Gela riesce a spuntarla per una serie di motivi: la spaccatura del centro destra, la grande frammentazione politica, il pauroso astensionismo e sicuramente anche perché comunque la gente ha premiato il coraggio e la determinazione che lui ha messo in campo a Gela nel contrasto alla mafia e al malaffare.

Il nuovo Presidente della Regione parla di rivoluzione e cambiamento ma sarà molto difficile governare la Sicilia senza una maggioranza. Già prima delle elezioni si vociferava di un possibile inciucio tra gli schieramenti di Crocetta e Miccichè tanto che si è coniato il bruttissimo termine “Crocchè” a testimoniare appunto la fusione tra Croc(etta) e (Micci)chè. Se così fosse tornerebbe in campo il precedente Governatore autonomista Raffaele Lombardo che francamente ha deluso non poco le aspettative di tutti i Siciliani che lo hanno votato nel 2008.

In più Crocetta dovrà confrontarsi con una regione piena zeppa di problemi ed un buco di bilancio spaventoso. Il neoeletto sarà anche impegnato nel notevole sforzo di recuperare consensi e credibilità per la sua forza politica che ha clamorosamente e inopportunamente appoggiato e tenuto in vita il precedente governo Lombardo, ripudiando e annullando con fatti e provvedimenti le pseudo riforme attuate da quest’ultimo.

Sarà veramente molto difficile. Se Crocetta dovesse constatare l’impossibilità di governare, allora è meglio tornare alle urne che restare ancora impantanati con alleanze di comodo che non possono portare a nulla di buono per la Sicilia e per i Siciliani.

Gioiscono invece i “grillini”, unica vera novità positiva di queste elezioni. Cancelleri si piazza terzo dietro ai due super favoriti Crocetta e Musumeci e davanti addirittura a Miccichè. Il Movimento Cinque Stelle, fondato da Beppe Grillo, diventa il primo partito in Sicilia ed entra nelle stanze del potere con entusiasmo e grande voglia di cambiamento, anche in prospettiva nazionale. Adesso il comico genovese rischia di far ridere molto meno ma in compenso di contare molto di più nei processi decisionali.
Anche per il suo movimento è richiesto un cambiamento di rotta: è il momento di inveire di meno e di costruire di più.

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