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Pino Maniaci, il supereroe smascherato

pino maniaciA pelle non mi è stato mai simpatico. Per carità, questo non significa che chi mi è antipatico è un poco di buono e chi invece m’ispira simpatia è uno stinco di santo: pensate solo che Berlusconi mi è simpatico.

Lui, Pino Maniaci, direttore di Telejato, minuscola emittente televisiva di Partinico, mi ha dato sempre l’impressione di essere una caricatura di sé stesso, sembra essere uscito da un fumetto con la sua magrezza, i baffoni e la sigaretta in bocca. L’ho immaginato come un omino legnoso mosso da un fascio di nervi che si agita ed inveisce davanti ad una telecamera nell’angusto studio del suo tg.

Eppure è balzato agli onori della cronaca per le sue denunce dei loschi affari della mafia locale con tanto di nomi e cognomi. Ha fatto incetta di premi da ogni parte del mondo, è stato chiamato a presiedere conferenze e dibattiti dai salotti televisivi alle scuole. Si è temuto per la sua vita messa così a repentaglio con la sua lotta al malaffare.

Ora la notizia del suo coinvolgimento in un’indagine che lo vede accusato d’estorsione nei confronti di due sindaci ha gettato nello sconforto prima di tutto i suoi collaboratori, gli amici, gli ammiratori.

A me ha lasciato un forte retrogusto d’amaro in bocca. Naturalmente tralascio le vicende giudiziarie che non mi competono e devono proseguire il loro cammino nelle giuste sedi ma dalla lettura delle intercettazioni che lo riguardano esce la figura di un uomo dalla condotta morale tutt’altro che irreprensibile.

E non mi riferisco certo alle sue tresche amorose, all’amante e alle vendette del marito cornuto vendute in tv per persecuzioni della mafia.

Quello che è grave è che il signor Maniaci si sia ubriacato di potere e il delirio d’onnipotenza alla fine logora chi ce l’ha. Non ci si può erigere a moralizzatori quando si adottano comportamenti gravi e scorretti. Si insinua il sospetto che l’osannato eroe antimafia si sia costruito ad arte questo vestito e questa maschera per ottenere tutto quello che gli interessava.

Pino Maniaci può anche aver combattuto la mafia ma, da quello che emerge dalle intercettazioni e dai video, gli è mancata quella tensione morale che è indispensabile per fare sempre il proprio dovere e per perseguire  il bene della società.

Sono sicuro comunque, che la gente che gli è stata attorno e che ha lavorato a stretto contatto con lui, a partire dai giornalisti di TeleJato, abbia sempre agito in buona fede e, nonostante il “tradimento” del Direttore sarà difficile da metabolizzare, proseguirà con coraggio e determinazione il cammino intrapreso.

Forse per un mondo più giusto, libero da violenze e prepotenze, non occorrono eroi e supereroi.

Ancora una volta aveva ragione Giovanni Falcone che diceva:

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.

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Quale turismo in Sicilia?


Fiumi di parole sul turismo siciliano. Basta! Occorrono i fatti. La nostra terra potrebbe vivere solo grazie allo sviluppo di questo settore ma si continua a perdere tempo.
Di chi è la colpa? Della classe politica? Della classe imprenditoriale? Di noi tutti, capaci solo di lamentarci ma poi incapaci di rispettare e valorizzare le enormi potenzialità e risorse che la Trinacria offre?
Probabilmente, naturalmente in diversa misura, le responsabilità possono essere divise tra tutti i siciliani. Però, cerchiamo di guardare avanti: in tempi di crisi internazionale sarebbe ancora più insensato perdere ulteriore tempo. Non solo abbiamo dalla nostra parte tutte le risorse per risorgere ma potremmo finalmente lanciarci all’interno dell’area mediterranea come punto di riferimento per le altre regioni.
I nostri punti di forza dipingono la Sicilia come terra di arte e cultura, come l’isola dei parchi e dell’ambiente, dell’archeologia e del benessere. Natura e cultura, secondo uno slogan inflazionato ma mai sfruttato appieno nella e dalla nostra regione. A questi elementi di ricchezza fanno da contraltare i punti di debolezza che spesso purtroppo hanno preso il sopravvento tarpando le ali alla crescita della Sicilia. Abbiamo la ricchezza ma non riusciamo a fruirne. Cattiva gestione politica, mafia e criminalità in genere, deficit sul piano dell’organizzazione territoriale e su quello della promozione, difficoltà di tipo strutturale: penso, per esempio, al problema dei trasporti e degli stessi semplici spostamenti interni.
La nostra presunzione porta ad affermare che di turismo si può vivere, anzi si deve vivere. Il turismo ci può dare lavoro e ricchezza.
Per questo non si può più perdere tempo con le chiacchiere. Il tempo delle parole è terminato: occorre agire! E’ necessario attuare una moderna politica turistica mediterranea che conduca allo sviluppo integrato Europa-Africa, occorre studiare e concretizzare un adeguato marketing del turismo indirizzato all’offerta e centrato sulla domanda, è indispensabile che la nostra classe politica pensi ad una legislazione efficace ed agile che rimuova ostacoli e difficoltà invece di ingigantire i problemi. Fondamentale poi è da considerare l’azione degli enti locali che dovrebbero, in primo luogo, assicurare il controllo e la salvaguardia del territorio ed adoperarsi per un’adeguata politica della mobilità interna, piuttosto che elargire finanziamenti agli “amici degli amici” che non portano a risultati per la pubblica utilità e deprimono gli sforzi di quei piccoli imprenditori che vorrebbero puntare sull’innovazione e la qualità dei servizi ma spesso si arrendono per mancanza di sostegno ed incentivi.
L’auspicio è che si promuova quindi un turismo sostenibile che punti, non solo alla tutela e alla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, ma anche a conciliare i diversi interessi di coloro che vivono e lavorano nel territorio, con coloro che scelgono la Sicilia come meta ideale per trascorrere il proprio tempo libero.

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