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Mattarella continua a perdere tempo. Paese sempre più lacerato

Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Considerato che ne sto sentendo di tutti i colori da luminari, professori, presidenti, politici, giornalisti, cani e porci, come scemo del villaggio esprimo anch’io le mie corbellerie:
in Italia ci sono tre poli: centro destra, centro sinistra e 5Stelle.
Dalle urne nessuna coalizione è uscita con i numeri per governare.
Tra i tre poli, la coalizione di centro destra è quella che ha ottenuto più consensi. Tra i partiti il più votato è stato quello dei 5Stelle.


Secondo me Mattarella avrebbe dovuto già dalle prime consultazioni capire se ci fossero stati i numeri in Parlamento per incaricare Salvini, come leader della sua coalizione, per la formazione di un governo.
In caso contrario avrebbe dovuto ripassare la palla agli elettori.


Non mi piacciono in linea generale i governi tecnici.


Anche un governo reggente sul contratto tra Lega e 5Stelle non avrebbe rappresentato il voto degli italiani che si sono espressi per tre programmi differenti di tre poli differenti.


Detto questo, una volta incaricato Conte, è opinabile, per usare un eufemismo, la decisione del Presidente di mettere veti su chicchessia.
E’ a questo punto tanto inopportuna quanto inutile questa ulteriore convocazione di Cottarelli.


I commenti degli esponenti del PD che hanno seguito la rinuncia di Conte francamente disgustano e non si possono sentire.


Conclusioni: Mattarella ha perso e continua a perdere tempo.
Si sarebbe dovuto già decidere prima di tornare al voto.
Il Paese è ancora più diviso e lacerato.


Buona fortuna Italia…

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Bersani lascia, Napolitano raddoppia!

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La rielezione di Napolitano al Colle, svolta inaspettata di questa travagliata partita politica, è destinata comunque a lasciare il segno, anzi i segni.

Una soluzione d’emergenza che sblocca una situazione di stallo davvero difficile e imbarazzante.

E così Bersani che prima del brusco risveglio seguito ai risultati delle elezioni politiche sognava già da Premier si dimette da segretario del Pd. Probabilmente lo avevano già “dimesso” da tempo. E Napolitano, invece, che già si vedeva ai giardinetti passeggiare con la moglie Clio e i nipotini, ad 88 anni passa alla storia come il primo presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato. Scherzi del destino! E il destino ancora una volta si è fatto beffa del Partito Democratico. Si sa che a sinistra l’Unità è solo un giornale di parte ma mai si poteva immaginare di vedere la compagine che avrebbe dovuto guidare il Paese così profondamente spaccata.

Bersani, obiettivamente, non è stato agevolato dal risultato uscito dalle urne ma di errori, a mio modo di vedere, ne ha commessi parecchi. Ad iniziare dalla candidatura al Quirinale di Franco Marini. Non puoi prima negare con vigore un governo di larghe intese con il Cavaliere che ti tende la mano e poi cedere di botto alle condizioni del Pdl in nome di una maggioranza più larga possibile a sostegno del candidato capo dello Stato. E dopo avere bruciato Marini, non puoi candidare Prodi, di fatto improponibile per il Pdl, magari sperando stavolta di ricevere qualche consenso dal Movimento Cinque Stelle. Un errore dietro l’altro che non fa che favorire Berlusconi e Grillo, che infatti senza colpo ferire, gongolano e ringraziano. E intanto il partito si frantuma in tanti pezzi. Chi vuole appoggiare Rodotà, candidato dei grillini, chi vuole dialogare con il Pdl, chi, come Renzi, ormai rema contro a prescindere, per i suoi personali interessi.

Allora sarebbe stato meglio sostenere subito Stefano Rodotà, tra l’altro candidato autorevole ed autonomo rispetto a Grillo, dando così al Paese l’impressione di un’apertura al cambiamento e una definitiva presa di distanza da Berlusconi e centrodestra.

Invece, alla fine, Bersani, sepolto dalle macerie del suo stesso partito, decide di rimettere in sella il Cavaliere e di isolare Grillo.

Adesso ci possiamo solo augurare comunque di non perdere ulteriore tempo. Il governo che sarà chiamato a guidare il Paese, sia esso “tecnico”, “politico”, “misto” o se preferite “del Presidente”, avrà un compito estremamente arduo: cercare di voltare pagina in una situazione economica, politica e sociale difficile e conflittuale.

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