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Al capezzale della Politica italiana

raggi e appendino

Virginia Raggi e Chiara Appendino, neo sindache di Roma e Torino

I risultati dei ballottaggi di domenica 19 giugno incoronano Virginia Raggi a capo della Città Eterna e Chiara Appendino alla guida di un’altra importante città italiana come Torino. Due donne, due candidate del Movimento Cinque Stelle. I grillini ottengono un enorme successo un po’ ovunque e si presentano come “il nuovo” pronto a governare.

In effetti “il vecchio” è in grande difficoltà. Centro sinistra e centro destra per motivi diversi sembrano aver perso la loro identità e il contatto con gli elettori.

La grande malata resta la Politica italiana: metà degli aventi diritto non è andata a votare. Delusione, rassegnazione, protesta, rabbia, confusione, nausea. Un mix esplosivo che rischia di minare le basi della nostra democrazia.

Alcune considerazioni sugli esiti delle urne in questo articolo pubblicato su Blasting News.

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La trappola dell’ISIS e le nostre responsabilità

Il massacro di Parigi impone a tutti noi una profonda riflessione.

Si tratta di un fatto gravissimo che irrompe nelle nostre case, nelle nostre strade, nei luoghi che frequentiamo, mortificando il nostro senso di sicurezza.

valeria soresin

Valeria Solesin, vittima italiana degli attentati a Parigi

E’ un salto di qualità spietato e apparentemente inspiegabile.

Il terrore entra nei nostri cuori, calpesta le nostre sicurezze, sconvolge i nostri ritmi quotidiani,  uccide senza pietà i nostri giovani, semina l’angoscia e la paura di vivere.

Il campo di battaglia si sposta in occidente ma è tutto ben calcolato. Rientriamo in un quadro generale a cui stanno pian piano appiccando il fuoco per uno spaventoso enorme falò.

La trappola dell’ISIS è scattata e purtroppo tutto è iniziato con la gravissima complicità dei Paesi occidentali.

Le origini di questo gruppo terroristico risalgono all’abbattimento del regime di Saddam Hussein in Iraq da parte degli Americani che sciolsero l’esercito iracheno,

lasciando in giro delle vere e proprie mine vaganti che cominciarono a riorganizzarsi.

Si formò così un gruppo di islamisti estremisti, violenti, antioccidentali, con mire espansionistiche in Siria e altre parti del Medio Oriente per costituire una sorta di Stato Islamico. Nel 2014 viene instaurato il califfato nei territori conquistati di Iraq e Siria.

Gli Stati Uniti, che vogliono far cadere Hassad in Siria, lasciano campo libero al sedicente Stato Islamico che anzi viene foraggiato da Arabia Saudita e Qatar. Sia gli Americani che alcuni Paesi occidentali, hanno fatto finta di nulla, perché comunque il loro obiettivo era neutralizzare Hassad e riprendere il controllo di quella zona strategica del Medio Oriente.

In soccorso della Siria arriva allora la Russia con Putin che naturalmente vuole conservare la sua postazione sul Mediterraneo e nel contempo rilanciare la politica estera dopo l’isolamento statunitense ed europeo.

L’intervento russo ha certamente destabilizzato e indebolito l’ISIS che adesso prova le sue ripartenze con mirati atti terroristici.

L’obiettivo è innescare la guerra santa contro l’Occidente ma non perché a questo efferato gruppo di terroristi interessi la religione e il modello di vita dell’Islamismo.

Lo scopo purtroppo è sempre quello: occupare i territori ricchi di petrolio ed espandere a macchia d’olio lo Stato Islamico rivendicando il ruolo di guida dell’intero Islam.

I musulmani, per la maggior parte, sono moderati ma attenzione perché le condizioni di vita del mondo islamico in Africa come in Asia sono veramente pessime.

E anche qui le responsabilità occidentali sono tante: la colonizzazione prima, il controllo egemonico dopo, le Multinazionali e lo sfruttamento di risorse e popolazioni, hanno di fatto acuito il divario con il mondo occidentale. Siamo di fronte a situazioni di grande povertà, guerre civili, frustrazioni, miserie.

E’ un terreno fertilissimo da cui può attingere l’ISIS per reclutare adepti e innescare l’odio contro l’Occidente e il senso di rivalsa nei suoi confronti.

Per questo credo che la carneficina di Parigi ci debba far riflettere. Siamo di fronte a un pericoloso bivio. Non bisogna alimentare l’odio, la xenofobia, il razzismo, la violenza, lo spirito vendicativo.

Non dobbiamo cedere al gioco dei terroristi che vogliono farci cadere nella guerra tra due mondi, diversi per identità, cultura e religione.

Il titolo del quotidiano Libero “Bastardi Islamici”, puntualmente ripreso dalla propaganda dell’ISIS, va nella direzione voluta dai terroristi.

Invece di leggere Libero, vi propongo due articoli che, al contrario, ho trovato molto interessanti e pieni di spunti per la riflessione e il confronto.

http://www.limesonline.com/parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato-islamico-e-quello-che-possiamo-fare/87990?refresh_ce

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.aspx

Dobbiamo dialogare con il mondo islamico moderato, isolare questo gruppo del terrore, tagliare loro le risorse, mediare con le altre potenze e vincere con le nostre Intelligence.

E’ il momento di far emergere la nostra identità cristiana e tutti i valori che racchiudono le nostre democrazie per combattere ed annientare questi vili terroristi.

Ma senza fare scoppiare una terza guerra mondiale.

 

 

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Bersani lascia, Napolitano raddoppia!

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La rielezione di Napolitano al Colle, svolta inaspettata di questa travagliata partita politica, è destinata comunque a lasciare il segno, anzi i segni.

Una soluzione d’emergenza che sblocca una situazione di stallo davvero difficile e imbarazzante.

E così Bersani che prima del brusco risveglio seguito ai risultati delle elezioni politiche sognava già da Premier si dimette da segretario del Pd. Probabilmente lo avevano già “dimesso” da tempo. E Napolitano, invece, che già si vedeva ai giardinetti passeggiare con la moglie Clio e i nipotini, ad 88 anni passa alla storia come il primo presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato. Scherzi del destino! E il destino ancora una volta si è fatto beffa del Partito Democratico. Si sa che a sinistra l’Unità è solo un giornale di parte ma mai si poteva immaginare di vedere la compagine che avrebbe dovuto guidare il Paese così profondamente spaccata.

Bersani, obiettivamente, non è stato agevolato dal risultato uscito dalle urne ma di errori, a mio modo di vedere, ne ha commessi parecchi. Ad iniziare dalla candidatura al Quirinale di Franco Marini. Non puoi prima negare con vigore un governo di larghe intese con il Cavaliere che ti tende la mano e poi cedere di botto alle condizioni del Pdl in nome di una maggioranza più larga possibile a sostegno del candidato capo dello Stato. E dopo avere bruciato Marini, non puoi candidare Prodi, di fatto improponibile per il Pdl, magari sperando stavolta di ricevere qualche consenso dal Movimento Cinque Stelle. Un errore dietro l’altro che non fa che favorire Berlusconi e Grillo, che infatti senza colpo ferire, gongolano e ringraziano. E intanto il partito si frantuma in tanti pezzi. Chi vuole appoggiare Rodotà, candidato dei grillini, chi vuole dialogare con il Pdl, chi, come Renzi, ormai rema contro a prescindere, per i suoi personali interessi.

Allora sarebbe stato meglio sostenere subito Stefano Rodotà, tra l’altro candidato autorevole ed autonomo rispetto a Grillo, dando così al Paese l’impressione di un’apertura al cambiamento e una definitiva presa di distanza da Berlusconi e centrodestra.

Invece, alla fine, Bersani, sepolto dalle macerie del suo stesso partito, decide di rimettere in sella il Cavaliere e di isolare Grillo.

Adesso ci possiamo solo augurare comunque di non perdere ulteriore tempo. Il governo che sarà chiamato a guidare il Paese, sia esso “tecnico”, “politico”, “misto” o se preferite “del Presidente”, avrà un compito estremamente arduo: cercare di voltare pagina in una situazione economica, politica e sociale difficile e conflittuale.

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Il voto in Sicilia: un’occasione perduta

Ha vinto l’astensionismo? No, ha perso la Sicilia.
Più di metà dei Siciliani non è andata a votare: il principale dato di queste elezioni è negativo, doloroso e induce a riflettere e correre ai ripari al più presto.

I candidati politici, i partiti, i leader nazionali non hanno convinto. E’ un dato di fatto che non può che portare l’intera classe politica italiana ad un cambiamento deciso di rotta. Forse mai come in questo momento la Sicilia ha veramente rappresentato un test importante per tutto il Paese.

Destra, sinistra, centro ormai non esistono più. Esistono accozzaglie di gruppi, ex partiti, correnti, movimenti che si alleano nel tentativo di prendere più voti possibili.

Il Pdl, padrone incontrastato del territorio siciliano fino a poco tempo fa, si è dissolto come neve al sole. E’ sparito, massacrato da una guerra fratricida figlia di interessi personali e dalla guida fallimentare di Berlusconi, troppo lontano dalle reali necessità degli italiani.

Vince Crocetta, candidato del Pd appoggiato dall’Udc di Casini, ma in realtà sia l’uno che l’altro partito perdono deputati rispetto all’ultima tornata elettorale. L’ex sindaco di Gela riesce a spuntarla per una serie di motivi: la spaccatura del centro destra, la grande frammentazione politica, il pauroso astensionismo e sicuramente anche perché comunque la gente ha premiato il coraggio e la determinazione che lui ha messo in campo a Gela nel contrasto alla mafia e al malaffare.

Il nuovo Presidente della Regione parla di rivoluzione e cambiamento ma sarà molto difficile governare la Sicilia senza una maggioranza. Già prima delle elezioni si vociferava di un possibile inciucio tra gli schieramenti di Crocetta e Miccichè tanto che si è coniato il bruttissimo termine “Crocchè” a testimoniare appunto la fusione tra Croc(etta) e (Micci)chè. Se così fosse tornerebbe in campo il precedente Governatore autonomista Raffaele Lombardo che francamente ha deluso non poco le aspettative di tutti i Siciliani che lo hanno votato nel 2008.

In più Crocetta dovrà confrontarsi con una regione piena zeppa di problemi ed un buco di bilancio spaventoso. Il neoeletto sarà anche impegnato nel notevole sforzo di recuperare consensi e credibilità per la sua forza politica che ha clamorosamente e inopportunamente appoggiato e tenuto in vita il precedente governo Lombardo, ripudiando e annullando con fatti e provvedimenti le pseudo riforme attuate da quest’ultimo.

Sarà veramente molto difficile. Se Crocetta dovesse constatare l’impossibilità di governare, allora è meglio tornare alle urne che restare ancora impantanati con alleanze di comodo che non possono portare a nulla di buono per la Sicilia e per i Siciliani.

Gioiscono invece i “grillini”, unica vera novità positiva di queste elezioni. Cancelleri si piazza terzo dietro ai due super favoriti Crocetta e Musumeci e davanti addirittura a Miccichè. Il Movimento Cinque Stelle, fondato da Beppe Grillo, diventa il primo partito in Sicilia ed entra nelle stanze del potere con entusiasmo e grande voglia di cambiamento, anche in prospettiva nazionale. Adesso il comico genovese rischia di far ridere molto meno ma in compenso di contare molto di più nei processi decisionali.
Anche per il suo movimento è richiesto un cambiamento di rotta: è il momento di inveire di meno e di costruire di più.

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