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La trappola dell’ISIS e le nostre responsabilità

Il massacro di Parigi impone a tutti noi una profonda riflessione.

Si tratta di un fatto gravissimo che irrompe nelle nostre case, nelle nostre strade, nei luoghi che frequentiamo, mortificando il nostro senso di sicurezza.

valeria soresin

Valeria Solesin, vittima italiana degli attentati a Parigi

E’ un salto di qualità spietato e apparentemente inspiegabile.

Il terrore entra nei nostri cuori, calpesta le nostre sicurezze, sconvolge i nostri ritmi quotidiani,  uccide senza pietà i nostri giovani, semina l’angoscia e la paura di vivere.

Il campo di battaglia si sposta in occidente ma è tutto ben calcolato. Rientriamo in un quadro generale a cui stanno pian piano appiccando il fuoco per uno spaventoso enorme falò.

La trappola dell’ISIS è scattata e purtroppo tutto è iniziato con la gravissima complicità dei Paesi occidentali.

Le origini di questo gruppo terroristico risalgono all’abbattimento del regime di Saddam Hussein in Iraq da parte degli Americani che sciolsero l’esercito iracheno,

lasciando in giro delle vere e proprie mine vaganti che cominciarono a riorganizzarsi.

Si formò così un gruppo di islamisti estremisti, violenti, antioccidentali, con mire espansionistiche in Siria e altre parti del Medio Oriente per costituire una sorta di Stato Islamico. Nel 2014 viene instaurato il califfato nei territori conquistati di Iraq e Siria.

Gli Stati Uniti, che vogliono far cadere Hassad in Siria, lasciano campo libero al sedicente Stato Islamico che anzi viene foraggiato da Arabia Saudita e Qatar. Sia gli Americani che alcuni Paesi occidentali, hanno fatto finta di nulla, perché comunque il loro obiettivo era neutralizzare Hassad e riprendere il controllo di quella zona strategica del Medio Oriente.

In soccorso della Siria arriva allora la Russia con Putin che naturalmente vuole conservare la sua postazione sul Mediterraneo e nel contempo rilanciare la politica estera dopo l’isolamento statunitense ed europeo.

L’intervento russo ha certamente destabilizzato e indebolito l’ISIS che adesso prova le sue ripartenze con mirati atti terroristici.

L’obiettivo è innescare la guerra santa contro l’Occidente ma non perché a questo efferato gruppo di terroristi interessi la religione e il modello di vita dell’Islamismo.

Lo scopo purtroppo è sempre quello: occupare i territori ricchi di petrolio ed espandere a macchia d’olio lo Stato Islamico rivendicando il ruolo di guida dell’intero Islam.

I musulmani, per la maggior parte, sono moderati ma attenzione perché le condizioni di vita del mondo islamico in Africa come in Asia sono veramente pessime.

E anche qui le responsabilità occidentali sono tante: la colonizzazione prima, il controllo egemonico dopo, le Multinazionali e lo sfruttamento di risorse e popolazioni, hanno di fatto acuito il divario con il mondo occidentale. Siamo di fronte a situazioni di grande povertà, guerre civili, frustrazioni, miserie.

E’ un terreno fertilissimo da cui può attingere l’ISIS per reclutare adepti e innescare l’odio contro l’Occidente e il senso di rivalsa nei suoi confronti.

Per questo credo che la carneficina di Parigi ci debba far riflettere. Siamo di fronte a un pericoloso bivio. Non bisogna alimentare l’odio, la xenofobia, il razzismo, la violenza, lo spirito vendicativo.

Non dobbiamo cedere al gioco dei terroristi che vogliono farci cadere nella guerra tra due mondi, diversi per identità, cultura e religione.

Il titolo del quotidiano Libero “Bastardi Islamici”, puntualmente ripreso dalla propaganda dell’ISIS, va nella direzione voluta dai terroristi.

Invece di leggere Libero, vi propongo due articoli che, al contrario, ho trovato molto interessanti e pieni di spunti per la riflessione e il confronto.

http://www.limesonline.com/parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato-islamico-e-quello-che-possiamo-fare/87990?refresh_ce

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.aspx

Dobbiamo dialogare con il mondo islamico moderato, isolare questo gruppo del terrore, tagliare loro le risorse, mediare con le altre potenze e vincere con le nostre Intelligence.

E’ il momento di far emergere la nostra identità cristiana e tutti i valori che racchiudono le nostre democrazie per combattere ed annientare questi vili terroristi.

Ma senza fare scoppiare una terza guerra mondiale.

 

 

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Quale turismo in Sicilia?


Fiumi di parole sul turismo siciliano. Basta! Occorrono i fatti. La nostra terra potrebbe vivere solo grazie allo sviluppo di questo settore ma si continua a perdere tempo.
Di chi è la colpa? Della classe politica? Della classe imprenditoriale? Di noi tutti, capaci solo di lamentarci ma poi incapaci di rispettare e valorizzare le enormi potenzialità e risorse che la Trinacria offre?
Probabilmente, naturalmente in diversa misura, le responsabilità possono essere divise tra tutti i siciliani. Però, cerchiamo di guardare avanti: in tempi di crisi internazionale sarebbe ancora più insensato perdere ulteriore tempo. Non solo abbiamo dalla nostra parte tutte le risorse per risorgere ma potremmo finalmente lanciarci all’interno dell’area mediterranea come punto di riferimento per le altre regioni.
I nostri punti di forza dipingono la Sicilia come terra di arte e cultura, come l’isola dei parchi e dell’ambiente, dell’archeologia e del benessere. Natura e cultura, secondo uno slogan inflazionato ma mai sfruttato appieno nella e dalla nostra regione. A questi elementi di ricchezza fanno da contraltare i punti di debolezza che spesso purtroppo hanno preso il sopravvento tarpando le ali alla crescita della Sicilia. Abbiamo la ricchezza ma non riusciamo a fruirne. Cattiva gestione politica, mafia e criminalità in genere, deficit sul piano dell’organizzazione territoriale e su quello della promozione, difficoltà di tipo strutturale: penso, per esempio, al problema dei trasporti e degli stessi semplici spostamenti interni.
La nostra presunzione porta ad affermare che di turismo si può vivere, anzi si deve vivere. Il turismo ci può dare lavoro e ricchezza.
Per questo non si può più perdere tempo con le chiacchiere. Il tempo delle parole è terminato: occorre agire! E’ necessario attuare una moderna politica turistica mediterranea che conduca allo sviluppo integrato Europa-Africa, occorre studiare e concretizzare un adeguato marketing del turismo indirizzato all’offerta e centrato sulla domanda, è indispensabile che la nostra classe politica pensi ad una legislazione efficace ed agile che rimuova ostacoli e difficoltà invece di ingigantire i problemi. Fondamentale poi è da considerare l’azione degli enti locali che dovrebbero, in primo luogo, assicurare il controllo e la salvaguardia del territorio ed adoperarsi per un’adeguata politica della mobilità interna, piuttosto che elargire finanziamenti agli “amici degli amici” che non portano a risultati per la pubblica utilità e deprimono gli sforzi di quei piccoli imprenditori che vorrebbero puntare sull’innovazione e la qualità dei servizi ma spesso si arrendono per mancanza di sostegno ed incentivi.
L’auspicio è che si promuova quindi un turismo sostenibile che punti, non solo alla tutela e alla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, ma anche a conciliare i diversi interessi di coloro che vivono e lavorano nel territorio, con coloro che scelgono la Sicilia come meta ideale per trascorrere il proprio tempo libero.

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