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Al capezzale della Politica italiana

raggi e appendino

Virginia Raggi e Chiara Appendino, neo sindache di Roma e Torino

I risultati dei ballottaggi di domenica 19 giugno incoronano Virginia Raggi a capo della Città Eterna e Chiara Appendino alla guida di un’altra importante città italiana come Torino. Due donne, due candidate del Movimento Cinque Stelle. I grillini ottengono un enorme successo un po’ ovunque e si presentano come “il nuovo” pronto a governare.

In effetti “il vecchio” è in grande difficoltà. Centro sinistra e centro destra per motivi diversi sembrano aver perso la loro identità e il contatto con gli elettori.

La grande malata resta la Politica italiana: metà degli aventi diritto non è andata a votare. Delusione, rassegnazione, protesta, rabbia, confusione, nausea. Un mix esplosivo che rischia di minare le basi della nostra democrazia.

Alcune considerazioni sugli esiti delle urne in questo articolo pubblicato su Blasting News.

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Crocetta presenta la nuova squadra e scoppiano le polemiche

Tra i nuovi assessori Cracolici, Fiumefreddo e Marziano. Baccei è confermato all’Economia. Il segretario del PD, Raciti, non riconosce il neo governo.

Crocetta e il confermato Assessore all'Economia, Alessandro Baccei

Crocetta e il confermato Assessore all’Economia, Baccei             (Foto-www.gds.it)

Le 48 ore che Crocetta aveva dato ai Partiti per mettersi d’accordo sui nomi del nuovo governo siciliano erano abbondantemente scadute da giorni. Il che lasciava presagire maretta all’interno della maggioranza.

Ed infatti, dal travagliato parto, nasce una compagine che scontenta tutti. Il Crocetta quater quindi già al primo annuncio dei nomi dei nuovi assessori provoca un vespaio di polemiche. Tanto che lo stesso segretario del Partito DemocraticoFausto Raciti, dichiara che si tratta sicuramente di un errore, non riconoscendo di fatto il nuovo governo.

Così il Governatore incontra Raciti e, udite udite, si dice pronto ad apportare qualche modifica al neo esecutivo.

Ma andiamo con ordine e vediamo chi sono i nuovi giocatori della squadra di Crocetta, tra riconfermati e new entry:

La nuova Giunta:

Mariella Lo Bello Vicepresidente, Assessore per le attività produttive (Presidente)

Antonello Cracolici  Assessore per l’agricoltura, sviluppo rurale e della pesca mediterranea – PD

Giovanni Pistorio Assessore per le infrastrutture e la mobilità – centristi

Maurizio Croce Assessore per il territorio e ambiente – Sicilia futura

Cleo Li Calzi Assessore per il turismo, sport e spettacolo (presidente)

Baldo Gucciardi Assessore per la salute – PD

Gianluca Miccichè Assessore per la famiglia, politiche sociali e lavoro – centristi

Alessandro Baccei Assessore per l’economia – PD

Carlo Vermiglio Assessore per i beni culturali e l’identità siciliana  – centristi

Vania Contrafatto Assessore per l’energia e i servizi di pubblica utilità – PD

Bruno Marziano Assessore per l’istruzione e la formazione professionale- PD

Antonio Fiumefreddo – Assessore delle autonomie locali e funzione pubblica – PD

Il dato politico più rilevante è la conferma di Baccei all’Economia, in sostanza la Sicilia continua di fatto ad essere commissariata. L’Assessorato più importante rimane affidato ad un uomo di fiducia direttamente mandato dal governo nazionale.

L’altro dato riguarda la mancanza di un uomo vicino a Giuseppe Lupo, che aveva rifiutato lui stesso un posto nel governo, preferendo restare alla vicepresidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Crocetta va avanti a forza di rimpasti ma non sortisce alcun risultato positivo per la Sicilia. E’ solo un gioco per prendere tempo e finire indenne questa sciagurata legislatura.

Ma la Sicilia e i siciliani non possono più aspettare la sua pseudo “rivoluzione”. Crocetta dovrebbe prendere atto che il suo tempo ormai è scaduto.

Naturalmente tuona anche l’opposizione con Nello Musumeci in testa che parla di un governo basato su una maggioranza trasformista con il primato di 40 assessori in tre anni mentre la Sicilia sprofonda.

I deputati del Movimento 5Stelle definiscono questo governo ancora peggiore dei precedenti e sono sicuri che non avrà lunga vita.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando conferma l’aggravarsi dello stato di calamità istituzionale della Regione e si augura presto la fine di questa legislatura che continua ad arrecare danni sociali, culturali ed economici alla Sicilia.

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Mettiamoci una Crocetta sopra e voltiamo subito pagina…

In Sicilia Crocetta riprende a cantare il suo tormentone.

Nuovamente azzerata la giunta di governo e ritirate le deleghe agli assessori regionali. E siamo a quattro. Il rimpasto, tanto caro al governatore dell’Isola, risulta però straziante per le orecchie dei suoi  abitanti.

La caduta di tono del Presidente è davvero considerevole. Ma come si può continuare a giocare sulla pelle dei siciliani?

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La Sicilia verso il Crocetta ter tra sfiducia e rischio default

Periodo difficile per Rosario Crocetta. Il Governatore si trova impegnato su più fronti. Vertici di maggioranza per far nascere la nuova compagine governativa, estenuanti incontri a Roma e Firenze per tentare di ricucire gli strappi all’interno del Partito Democratico, apparizioni in vari salotti televisivi per rivendicare i risultati della sua “rivoluzione” in Sicilia.

Crocetta non si risparmia ma a breve dovrà veramente dare conto del suo operato un po’ a tutti.

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Crocetta e le tensioni nel PD. Intanto la Sicilia affonda…

Ancora un colpo di teatro in Sicilia. Il governatore Crocetta torna a smentire se stesso. Dopo le recenti dichiarazioni di rifiuto di ogni ipotesi di rimpasto in Giunta, il Presidente pare pronto all’azzeramento della squadra di Governo.

Continua a leggere: Colpo di scena in Sicilia. Verso l’azzeramento del governo Crocetta?

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L’Italia s’è desta?

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La corda si è spezzata. La gente non ha più fiducia nella politica. Anzi, per meglio dire,  non ha più fiducia nei partiti e nei leader che li rappresentano. Le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio che hanno interessato nove milioni di cittadini saranno poco rappresentative dello scenario politico nazionale ma sicuramente misurano la febbre degli italiani in questo momento storico. Alta astensione, voto di protesta e penalizzazione dei partiti tradizionali. Il Pdl crolla, la Lega si ridimensiona drasticamente, il terzo polo di Casini non risulta pervenuto. Tiene solo il Pd ma grazie a determinate alleanze locali e comunque non sfonda. Il voto di protesta si raccoglie intorno al movimento Cinque stelle. Beppe Grillo già da anni predica, inveisce ed urla contro il sistema. In molti l’hanno snobbato, adesso fa paura perché in grado di attrarre sempre più consensi soprattutto nei giovani, ma non solo. I vertici del Pdl scaricano le responsabilità della disfatta sulla scelta di appoggiare il governo Monti ma appare chiaro a tutti che Berlusconi ha profondamente deluso ogni aspettativa. La gente avrebbe potuto anche soprassedere sulle chiacchierate e intercettate notti di Arcore ma di certo non solleva l’ex premier dalle responsabilità di non aver saputo evitare con la sua compagine governativa la caduta del Paese verso il baratro della bancarotta. In fondo il Cavaliere con la sua discesa in campo aveva promesso prosperità e libertà ma ha lasciato a Monti la guida di una nazione alla deriva e allo sbando senza alcuna prospettiva di ripresa. Quindi il Pdl paga il suo malgoverno, non tanto l’appoggio a Monti.

La caduta della Lega era prevedibile dopo i recenti scandali che l’hanno travolta. A tal proposito, non posso esimermi dall’esprimere un modestissimo parere. Se non fosse emerso il marcio anche dal partito di Bossi, le camice verdi avrebbero oggi festeggiato una travolgente vittoria elettorale. Bossi aveva già criticato e attaccato Berlusconi, suo grande alleato, prima ancora della resa del fondatore del Popolo della Libertà. La Lega, inoltre, sin da subito si è schierata all’opposizione del governo Monti ed oggi avrebbe sicuramente raccolto i frutti di tale strategia. Se non fosse scoppiato lo scandalo, che guarda caso emerge in tempo per stroncare Bossi e il suo partito, estromettendoli dai futuri giochi politici o quantomeno ridimensionandoli notevolmente.

Ecco spiegato il boom dei “grillini”, rimasti unici e credibili oppositori del sistema.

Le amministrative inducono alla riflessione, come ha dichiarato il Presidente Napolitano. Sì, infatti, tutti dovremmo cercare di capire cosa sta accadendo e dove stiamo andando. Dovrà riflettere pure Monti che insediatosi con il pieno appoggio politico e la fiducia del popolo, vede traballare adesso l’uno e l’altra. Il presidente “tecnico” ha finora aumentato le tasse. Quindi con un’economia depressa vuole provvedere ai tagli. A quando la crescita? La famosa “fase due” non può e non deve tardare ulteriormente. Ci si aspetta da questo governo una rapida e decisa svolta: misure per la ripresa dell’economia, aiuto alle imprese, misure per l’occupazione. Subito! Occorre fermare questa deriva, fermare il contagio dello scoramento collettivo, spezzare questa catena impressionante di suicidi.

Monti e i suoi  ministri invertano la rotta. Immediatamente. Sono stati chiamati per questo, non per acuire i problemi. Altrimenti a casa subito e si torni alle elezioni.

E vedremo se l’Italia si è davvero destata!

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