Sicilia, Formazione Professionale nel caos

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Senza più pallone ma con le palle

PrandelliL’Italia esce dal mondiale al primo turno. Prandelli si dimette.

Non possiamo prendercela con l’arbitro. Il direttore di gara ha sicuramente commesso alcuni errori grossolani e il “rosso” mostrato a Marchisio è decisamente esagerato.

Ma l’Italia è uscita da questa competizione  a testa bassa. Sinceramente non mi aveva impressionato neanche nella partita d’apertura vinta con l’Inghilterra. Poche idee e tutte abbastanza confuse, molti passaggi sbagliati, qualità assente.

Con il Costa Rica ho assistito a un secondo tempo surreale e un finale di partita in cui, seppur in svantaggio, da come stancamente facevamo muovere il pallone sembrava che il risultato fosse 2-0 a favore nostro.  Il caldo e l’umidità hanno certamente influito sull’andamento lento dei nostri “campioni” ma sono elementi negativi  che subiscono anche gli avversari.

Il match con l’Uruguay ci ha regalato uno spettacolo davvero penoso. Sia l’Italia che la squadra sudamericana non hanno mai dato l’impressione di avere un’impostazione di gioco, due formazioni attendiste che  hanno tirato avanti nella speranza di un episodio a favore che potesse spezzare l’equilibrio monotono di una brutta partita.

Una squadra molto diversa da quella che invece mi aveva positivamente impressionato agli Europei del 2012. Quella fu un’Italia che mi piacque molto per intensità, personalità e azioni di  gioco. Crollammo solo in finale con la Spagna perché arrivammo all’appuntamento decisivo cotti e spompati. Le Furie Rosse erano comunque di un altro livello ma, in condizioni fisiche diverse, l’Italia sicuramente avrebbe fatto un’altra figura.

Per questo ero molto fiducioso e speravo in un mondiale diverso, magari non pensavo alla vittoria finale ma certamente confidavo in un ruolo da protagonista della nostra nazionale.

Ho sempre ammirato Cesare Prandelli sia come uomo che come professionista del pallone, da calciatore prima e da allenatore dopo. Ho ammirato oltre al bel gioco della sua Fiorentina, la sua eleganza, la sua serietà, la sua dignità anche in momenti di grande sofferenza  che la vita gli ha riservato.

In questo mondiale ha commesso degli errori pure lui. Adesso è facile dire che ha sbagliato sin dall’inizio a convocare qualcuno e a lasciare a casa qualcun altro, è facile affermare che non ha azzeccato un cambio o che ha dato troppo spazio a certi calciatori e meno o niente ad altri.

Però credo pure che non sia il maggiore responsabile di questa deriva calcistica. E comunque si è subito dimesso assumendosi tutte le colpe.

Ci sarà da riflettere sul reale valore del calcio italiano, sulla mancanza di astri nascenti, su alcuni nostri giocatori forse sopravalutati, sulla presenza ingombrante degli stranieri nel nostro campionato, sulle difficoltà dei nostri vivai, sulla mancata e opportuna valorizzazione dei nostri giovani, sulle priorità dettate dalle squadre di club che penalizzano la Nazionale.

Prandelli, adesso sei tu a pagare per tutti.  Sarai rimasto senza pallone ma sei sempre un uomo con le palle.

 

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Lo scemo del villaggio. Immigrati e politici

indexlampedusafollaSinceramente mi sforzo di comprendere tutto quello che in questi giorni viene detto sul fenomeno dei continui flussi migratori provenienti dai paesi extracomunitari.

Mi sforzo ma non riesco a capire come la nostra politica intenda risolvere il problema. Perché non si tratta di metterci una pezza sopra per tamponare. Si tratta di ragionare sulla costruzione di un’azione di grande respiro che tenga conto dei molteplici aspetti che caratterizzano questo fenomeno.

Non si risolve il problema vietando lo sbarco dei disperati sulle nostre coste ma non si risolve neanche semplicemente abolendo una legge. Non si risolve prendendo a cannonate i barconi ma neanche accogliendo tutti a braccia aperte.

Il problema per essere risolto deve tenere conto di alcuni punti fermi fondamentali.

1)      L’emergenza deve essere affrontata e devono essere messe in atto tutte le possibili azioni umanitarie.

2)      Affrontare le emergenze non significa risolvere il problema.

3)      Gli scafisti sono dei delinquenti senza scrupoli che grazie ad una fitta rete di complicità con organizzazioni criminali e spesso anche con la Polizia del paese d’origine degli immigrati, si arricchiscono sulla pelle di gente disperata. Ma sono solo dei delinquenti. Sicuramente da combattere e debellare. Ma non sono loro la causa di questi esodi di massa.

4)      L’Italia, come credo nessun Paese europeo, non è in grado di accogliere un numero così impressionante di uomini, donne e bambini e offrire loro una sistemazione adeguata per una vita dignitosa.

5)      L’Europa, anche se fosse in grado di accogliere così tanta gente proveniente da mondi diversi, facendolo non sarebbe più in grado di salvaguardare la sua identità culturale, politica e religiosa. Non si tratta di razzismo ma di preservare la nostra tradizione, unicità e autenticità.

6)      Il problema è internazionale e attiene al diritto internazionale e alle relazioni internazionali. Come tale deve essere risolto alla radice, cioè aiutando questi Paesi extracomunitari a svilupparsi economicamente e civilmente nel pieno rispetto dei diritti umani.

 

In questi giorni le esternazioni dei nostri politici sono più che mai sterili e prive di efficacia. Mi sembra che si discuta di scafisti, leggine come la “Bossi-Fini”, accoglienza, clandestini, profughi e morti come quando al bar si discute di arbitri, rigori e pallonate varie.

A proposito: la prossima partita della Nazionale facciamola giocare a Lampedusa, come proposto in telecronaca Rai durante Danimarca – Italia. Così risolviamo il problema!

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Ai miei compagni della mitica III A del Liceo Classico “Gulli e Pennisi”

5 anni sono tanti per essere dimenticati.

5 anni consecutivi e intensi, vissuti e condivisi.

5 anni pieni zeppi di emozioni e ricordi che rappresentano un tatuaggio indelebile del cuore e dell’anima.

5 anni di studio, gioco, battute, risate, qualche lacrima, allegria e spensieratezza.

5 anni di libri, compiti, interrogazioni, ripassi, ping pong, mare, carnevale, calcetto, serate natalizie, feste di compleanno, gite, canzoni, complicità, scampagnate, sorrisi, unione, fratellanza.

Poi, com’è giusto che sia, le nostre strade si sono separate. Ognuno ha intrapreso la sua: strade più o meno impervie, più o meno lastricate di successi, più o meno desiderate.

Non importa a che punto siamo della nostra strada, quel che importa è che dopo 25 anni ci fermiamo un attimo e ci rincontriamo per salutarci e riabbracciarci.

Mi ritengo veramente fortunato di essere stato un vostro compagno.

Ringrazio sempre il Buon Dio di avermi dato il dono delle emozioni.

Fin quando mi emozionerò ancora per il sorriso di un bimbo, per un tramonto, per un piatto di spaghetti al pomodoro o per un bel culo femminile che ondeggia significa che sarò ancora vivo.

Domenica 30 sarà un’emozione fortissima RIABBRACCIARVI TUTTI.

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Bersani lascia, Napolitano raddoppia!

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La rielezione di Napolitano al Colle, svolta inaspettata di questa travagliata partita politica, è destinata comunque a lasciare il segno, anzi i segni.

Una soluzione d’emergenza che sblocca una situazione di stallo davvero difficile e imbarazzante.

E così Bersani che prima del brusco risveglio seguito ai risultati delle elezioni politiche sognava già da Premier si dimette da segretario del Pd. Probabilmente lo avevano già “dimesso” da tempo. E Napolitano, invece, che già si vedeva ai giardinetti passeggiare con la moglie Clio e i nipotini, ad 88 anni passa alla storia come il primo presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato. Scherzi del destino! E il destino ancora una volta si è fatto beffa del Partito Democratico. Si sa che a sinistra l’Unità è solo un giornale di parte ma mai si poteva immaginare di vedere la compagine che avrebbe dovuto guidare il Paese così profondamente spaccata.

Bersani, obiettivamente, non è stato agevolato dal risultato uscito dalle urne ma di errori, a mio modo di vedere, ne ha commessi parecchi. Ad iniziare dalla candidatura al Quirinale di Franco Marini. Non puoi prima negare con vigore un governo di larghe intese con il Cavaliere che ti tende la mano e poi cedere di botto alle condizioni del Pdl in nome di una maggioranza più larga possibile a sostegno del candidato capo dello Stato. E dopo avere bruciato Marini, non puoi candidare Prodi, di fatto improponibile per il Pdl, magari sperando stavolta di ricevere qualche consenso dal Movimento Cinque Stelle. Un errore dietro l’altro che non fa che favorire Berlusconi e Grillo, che infatti senza colpo ferire, gongolano e ringraziano. E intanto il partito si frantuma in tanti pezzi. Chi vuole appoggiare Rodotà, candidato dei grillini, chi vuole dialogare con il Pdl, chi, come Renzi, ormai rema contro a prescindere, per i suoi personali interessi.

Allora sarebbe stato meglio sostenere subito Stefano Rodotà, tra l’altro candidato autorevole ed autonomo rispetto a Grillo, dando così al Paese l’impressione di un’apertura al cambiamento e una definitiva presa di distanza da Berlusconi e centrodestra.

Invece, alla fine, Bersani, sepolto dalle macerie del suo stesso partito, decide di rimettere in sella il Cavaliere e di isolare Grillo.

Adesso ci possiamo solo augurare comunque di non perdere ulteriore tempo. Il governo che sarà chiamato a guidare il Paese, sia esso “tecnico”, “politico”, “misto” o se preferite “del Presidente”, avrà un compito estremamente arduo: cercare di voltare pagina in una situazione economica, politica e sociale difficile e conflittuale.

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Il voto in Sicilia: un’occasione perduta

Ha vinto l’astensionismo? No, ha perso la Sicilia.
Più di metà dei Siciliani non è andata a votare: il principale dato di queste elezioni è negativo, doloroso e induce a riflettere e correre ai ripari al più presto.

I candidati politici, i partiti, i leader nazionali non hanno convinto. E’ un dato di fatto che non può che portare l’intera classe politica italiana ad un cambiamento deciso di rotta. Forse mai come in questo momento la Sicilia ha veramente rappresentato un test importante per tutto il Paese.

Destra, sinistra, centro ormai non esistono più. Esistono accozzaglie di gruppi, ex partiti, correnti, movimenti che si alleano nel tentativo di prendere più voti possibili.

Il Pdl, padrone incontrastato del territorio siciliano fino a poco tempo fa, si è dissolto come neve al sole. E’ sparito, massacrato da una guerra fratricida figlia di interessi personali e dalla guida fallimentare di Berlusconi, troppo lontano dalle reali necessità degli italiani.

Vince Crocetta, candidato del Pd appoggiato dall’Udc di Casini, ma in realtà sia l’uno che l’altro partito perdono deputati rispetto all’ultima tornata elettorale. L’ex sindaco di Gela riesce a spuntarla per una serie di motivi: la spaccatura del centro destra, la grande frammentazione politica, il pauroso astensionismo e sicuramente anche perché comunque la gente ha premiato il coraggio e la determinazione che lui ha messo in campo a Gela nel contrasto alla mafia e al malaffare.

Il nuovo Presidente della Regione parla di rivoluzione e cambiamento ma sarà molto difficile governare la Sicilia senza una maggioranza. Già prima delle elezioni si vociferava di un possibile inciucio tra gli schieramenti di Crocetta e Miccichè tanto che si è coniato il bruttissimo termine “Crocchè” a testimoniare appunto la fusione tra Croc(etta) e (Micci)chè. Se così fosse tornerebbe in campo il precedente Governatore autonomista Raffaele Lombardo che francamente ha deluso non poco le aspettative di tutti i Siciliani che lo hanno votato nel 2008.

In più Crocetta dovrà confrontarsi con una regione piena zeppa di problemi ed un buco di bilancio spaventoso. Il neoeletto sarà anche impegnato nel notevole sforzo di recuperare consensi e credibilità per la sua forza politica che ha clamorosamente e inopportunamente appoggiato e tenuto in vita il precedente governo Lombardo, ripudiando e annullando con fatti e provvedimenti le pseudo riforme attuate da quest’ultimo.

Sarà veramente molto difficile. Se Crocetta dovesse constatare l’impossibilità di governare, allora è meglio tornare alle urne che restare ancora impantanati con alleanze di comodo che non possono portare a nulla di buono per la Sicilia e per i Siciliani.

Gioiscono invece i “grillini”, unica vera novità positiva di queste elezioni. Cancelleri si piazza terzo dietro ai due super favoriti Crocetta e Musumeci e davanti addirittura a Miccichè. Il Movimento Cinque Stelle, fondato da Beppe Grillo, diventa il primo partito in Sicilia ed entra nelle stanze del potere con entusiasmo e grande voglia di cambiamento, anche in prospettiva nazionale. Adesso il comico genovese rischia di far ridere molto meno ma in compenso di contare molto di più nei processi decisionali.
Anche per il suo movimento è richiesto un cambiamento di rotta: è il momento di inveire di meno e di costruire di più.

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Lettera ai candidati governatori della Sicilia

La campagna elettorale per l’elezione del presidente della regione Sicilia si sta svolgendo in maniera soporifera. La gente è veramente stanca, sfiduciata, oppressa, soffocata. Cresce il seme pericoloso dell’antipolitica in un clima di rassegnazione che non ci piace per niente. Le notizie quotidiane ci offrono un quadro desolante della classe politica che ci governa sia a livello nazionale che regionale.
La percentuale dei siciliani che non andrà a votare, secondo gli ultimi sondaggi, è in allarmante aumento.
Dal canto loro, i candidati al posto di governatore, non offrono spunti che lasciano intravedere spiragli futuri positivi. Sembrano più preoccupati dei pettegolezzi e più impegnati a muoversi critiche l’un l’altro.
Frasi ad effetto da offrire in pasto ai media, slogan più o meno banali e consunti, accuse da lanciare agli avversari, aria fritta e chiacchiere da bar dello sport.
E i programmi? I propositi? Le ipotesi di soluzione ai problemi reali della Sicilia e dei siciliani?
Cari candidati da voi vorremmo un sussulto di orgoglio siculo. Vorremmo più coraggio, più idee, più intraprendenza, più novità, più sincerità, più voglia di reale cambiamento, più voglia di miglioramento, più capacità di parlare con la gente, più carisma per trasmettere fiducia, speranza, sicurezza.
E poi vorremmo che parlaste di Politica. Comprendiamo che gli argomenti sono infiniti perché la Politica investe tutte le attività dell’uomo. Ma, solo per fare qualche esempio, vorremmo sapere come avete intenzione di rilanciare il turismo e di valorizzare le immense risorse che abbiamo. Vorremmo capire come volete affrontare l’emergenza rifiuti nell’isola, come volete lanciare in maniera decisiva la raccolta differenziata, come volete combattere gli interessi della mafia che stanno dietro a questo comparto, come volete trasformare un problema in una risorsa. E ancora vorremmo capire come avete intenzione di rimettere in piedi la Formazione, dopo la politica dissennata del precedente governo che invece di riformare il settore ne ha acuito i problemi mettendolo in ginocchio. Cosa volete fare per raggiungere una formazione di qualità, per depurarla dai morbosi interessi dei partiti, per eliminare sprechi e inefficienze, per penalizzare gli enti e i presidenti che rubano e truffano, per valorizzare le realtà sane che agiscono nel pieno rispetto delle leggi, per salvaguardare e riqualificare i lavoratori. Quali strategie intendete adottare per dare ossigeno alle piccole e medie imprese, per proteggere e valorizzare i nostri prodotti tipici, per arrestare la macelleria sociale che si è messa in moto e appare ineluttabile, per sviluppare al contrario nuovi posti di lavoro.
Poi ci piacerebbe pure comprendere come intendete affrontare il tema scottante che vi riguarda della questione morale, come intendete agire per contrastare dall’interno della vostra coalizione il dilagante fenomeno della corruzione, dell’illegalità, dell’abuso di potere, del delirio di onnipotenza che pervade gran parte dei vostri colleghi.
Infine, ma non per ordine d’importanza,vorremmo anche capire cosa pensate voi della Cultura. Mi auguro non la reputiate sempre e soltanto un capitolo di spesa da tagliare.

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ottobre 5, 2012 · 11:36 am

L’Italia s’è desta?

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La corda si è spezzata. La gente non ha più fiducia nella politica. Anzi, per meglio dire,  non ha più fiducia nei partiti e nei leader che li rappresentano. Le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio che hanno interessato nove milioni di cittadini saranno poco rappresentative dello scenario politico nazionale ma sicuramente misurano la febbre degli italiani in questo momento storico. Alta astensione, voto di protesta e penalizzazione dei partiti tradizionali. Il Pdl crolla, la Lega si ridimensiona drasticamente, il terzo polo di Casini non risulta pervenuto. Tiene solo il Pd ma grazie a determinate alleanze locali e comunque non sfonda. Il voto di protesta si raccoglie intorno al movimento Cinque stelle. Beppe Grillo già da anni predica, inveisce ed urla contro il sistema. In molti l’hanno snobbato, adesso fa paura perché in grado di attrarre sempre più consensi soprattutto nei giovani, ma non solo. I vertici del Pdl scaricano le responsabilità della disfatta sulla scelta di appoggiare il governo Monti ma appare chiaro a tutti che Berlusconi ha profondamente deluso ogni aspettativa. La gente avrebbe potuto anche soprassedere sulle chiacchierate e intercettate notti di Arcore ma di certo non solleva l’ex premier dalle responsabilità di non aver saputo evitare con la sua compagine governativa la caduta del Paese verso il baratro della bancarotta. In fondo il Cavaliere con la sua discesa in campo aveva promesso prosperità e libertà ma ha lasciato a Monti la guida di una nazione alla deriva e allo sbando senza alcuna prospettiva di ripresa. Quindi il Pdl paga il suo malgoverno, non tanto l’appoggio a Monti.

La caduta della Lega era prevedibile dopo i recenti scandali che l’hanno travolta. A tal proposito, non posso esimermi dall’esprimere un modestissimo parere. Se non fosse emerso il marcio anche dal partito di Bossi, le camice verdi avrebbero oggi festeggiato una travolgente vittoria elettorale. Bossi aveva già criticato e attaccato Berlusconi, suo grande alleato, prima ancora della resa del fondatore del Popolo della Libertà. La Lega, inoltre, sin da subito si è schierata all’opposizione del governo Monti ed oggi avrebbe sicuramente raccolto i frutti di tale strategia. Se non fosse scoppiato lo scandalo, che guarda caso emerge in tempo per stroncare Bossi e il suo partito, estromettendoli dai futuri giochi politici o quantomeno ridimensionandoli notevolmente.

Ecco spiegato il boom dei “grillini”, rimasti unici e credibili oppositori del sistema.

Le amministrative inducono alla riflessione, come ha dichiarato il Presidente Napolitano. Sì, infatti, tutti dovremmo cercare di capire cosa sta accadendo e dove stiamo andando. Dovrà riflettere pure Monti che insediatosi con il pieno appoggio politico e la fiducia del popolo, vede traballare adesso l’uno e l’altra. Il presidente “tecnico” ha finora aumentato le tasse. Quindi con un’economia depressa vuole provvedere ai tagli. A quando la crescita? La famosa “fase due” non può e non deve tardare ulteriormente. Ci si aspetta da questo governo una rapida e decisa svolta: misure per la ripresa dell’economia, aiuto alle imprese, misure per l’occupazione. Subito! Occorre fermare questa deriva, fermare il contagio dello scoramento collettivo, spezzare questa catena impressionante di suicidi.

Monti e i suoi  ministri invertano la rotta. Immediatamente. Sono stati chiamati per questo, non per acuire i problemi. Altrimenti a casa subito e si torni alle elezioni.

E vedremo se l’Italia si è davvero destata!

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Quale turismo in Sicilia?


Fiumi di parole sul turismo siciliano. Basta! Occorrono i fatti. La nostra terra potrebbe vivere solo grazie allo sviluppo di questo settore ma si continua a perdere tempo.
Di chi è la colpa? Della classe politica? Della classe imprenditoriale? Di noi tutti, capaci solo di lamentarci ma poi incapaci di rispettare e valorizzare le enormi potenzialità e risorse che la Trinacria offre?
Probabilmente, naturalmente in diversa misura, le responsabilità possono essere divise tra tutti i siciliani. Però, cerchiamo di guardare avanti: in tempi di crisi internazionale sarebbe ancora più insensato perdere ulteriore tempo. Non solo abbiamo dalla nostra parte tutte le risorse per risorgere ma potremmo finalmente lanciarci all’interno dell’area mediterranea come punto di riferimento per le altre regioni.
I nostri punti di forza dipingono la Sicilia come terra di arte e cultura, come l’isola dei parchi e dell’ambiente, dell’archeologia e del benessere. Natura e cultura, secondo uno slogan inflazionato ma mai sfruttato appieno nella e dalla nostra regione. A questi elementi di ricchezza fanno da contraltare i punti di debolezza che spesso purtroppo hanno preso il sopravvento tarpando le ali alla crescita della Sicilia. Abbiamo la ricchezza ma non riusciamo a fruirne. Cattiva gestione politica, mafia e criminalità in genere, deficit sul piano dell’organizzazione territoriale e su quello della promozione, difficoltà di tipo strutturale: penso, per esempio, al problema dei trasporti e degli stessi semplici spostamenti interni.
La nostra presunzione porta ad affermare che di turismo si può vivere, anzi si deve vivere. Il turismo ci può dare lavoro e ricchezza.
Per questo non si può più perdere tempo con le chiacchiere. Il tempo delle parole è terminato: occorre agire! E’ necessario attuare una moderna politica turistica mediterranea che conduca allo sviluppo integrato Europa-Africa, occorre studiare e concretizzare un adeguato marketing del turismo indirizzato all’offerta e centrato sulla domanda, è indispensabile che la nostra classe politica pensi ad una legislazione efficace ed agile che rimuova ostacoli e difficoltà invece di ingigantire i problemi. Fondamentale poi è da considerare l’azione degli enti locali che dovrebbero, in primo luogo, assicurare il controllo e la salvaguardia del territorio ed adoperarsi per un’adeguata politica della mobilità interna, piuttosto che elargire finanziamenti agli “amici degli amici” che non portano a risultati per la pubblica utilità e deprimono gli sforzi di quei piccoli imprenditori che vorrebbero puntare sull’innovazione e la qualità dei servizi ma spesso si arrendono per mancanza di sostegno ed incentivi.
L’auspicio è che si promuova quindi un turismo sostenibile che punti, non solo alla tutela e alla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, ma anche a conciliare i diversi interessi di coloro che vivono e lavorano nel territorio, con coloro che scelgono la Sicilia come meta ideale per trascorrere il proprio tempo libero.

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