Crocetta presenta la nuova squadra e scoppiano le polemiche

Tra i nuovi assessori Cracolici, Fiumefreddo e Marziano. Baccei è confermato all’Economia. Il segretario del PD, Raciti, non riconosce il neo governo.

Crocetta e il confermato Assessore all'Economia, Alessandro Baccei

Crocetta e il confermato Assessore all’Economia, Baccei             (Foto-www.gds.it)

Le 48 ore che Crocetta aveva dato ai Partiti per mettersi d’accordo sui nomi del nuovo governo siciliano erano abbondantemente scadute da giorni. Il che lasciava presagire maretta all’interno della maggioranza.

Ed infatti, dal travagliato parto, nasce una compagine che scontenta tutti. Il Crocetta quater quindi già al primo annuncio dei nomi dei nuovi assessori provoca un vespaio di polemiche. Tanto che lo stesso segretario del Partito DemocraticoFausto Raciti, dichiara che si tratta sicuramente di un errore, non riconoscendo di fatto il nuovo governo.

Così il Governatore incontra Raciti e, udite udite, si dice pronto ad apportare qualche modifica al neo esecutivo.

Ma andiamo con ordine e vediamo chi sono i nuovi giocatori della squadra di Crocetta, tra riconfermati e new entry:

La nuova Giunta:

Mariella Lo Bello Vicepresidente, Assessore per le attività produttive (Presidente)

Antonello Cracolici  Assessore per l’agricoltura, sviluppo rurale e della pesca mediterranea – PD

Giovanni Pistorio Assessore per le infrastrutture e la mobilità – centristi

Maurizio Croce Assessore per il territorio e ambiente – Sicilia futura

Cleo Li Calzi Assessore per il turismo, sport e spettacolo (presidente)

Baldo Gucciardi Assessore per la salute – PD

Gianluca Miccichè Assessore per la famiglia, politiche sociali e lavoro – centristi

Alessandro Baccei Assessore per l’economia – PD

Carlo Vermiglio Assessore per i beni culturali e l’identità siciliana  – centristi

Vania Contrafatto Assessore per l’energia e i servizi di pubblica utilità – PD

Bruno Marziano Assessore per l’istruzione e la formazione professionale- PD

Antonio Fiumefreddo – Assessore delle autonomie locali e funzione pubblica – PD

Il dato politico più rilevante è la conferma di Baccei all’Economia, in sostanza la Sicilia continua di fatto ad essere commissariata. L’Assessorato più importante rimane affidato ad un uomo di fiducia direttamente mandato dal governo nazionale.

L’altro dato riguarda la mancanza di un uomo vicino a Giuseppe Lupo, che aveva rifiutato lui stesso un posto nel governo, preferendo restare alla vicepresidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Crocetta va avanti a forza di rimpasti ma non sortisce alcun risultato positivo per la Sicilia. E’ solo un gioco per prendere tempo e finire indenne questa sciagurata legislatura.

Ma la Sicilia e i siciliani non possono più aspettare la sua pseudo “rivoluzione”. Crocetta dovrebbe prendere atto che il suo tempo ormai è scaduto.

Naturalmente tuona anche l’opposizione con Nello Musumeci in testa che parla di un governo basato su una maggioranza trasformista con il primato di 40 assessori in tre anni mentre la Sicilia sprofonda.

I deputati del Movimento 5Stelle definiscono questo governo ancora peggiore dei precedenti e sono sicuri che non avrà lunga vita.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando conferma l’aggravarsi dello stato di calamità istituzionale della Regione e si augura presto la fine di questa legislatura che continua ad arrecare danni sociali, culturali ed economici alla Sicilia.

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Mettiamoci una Crocetta sopra e voltiamo subito pagina…

In Sicilia Crocetta riprende a cantare il suo tormentone.

Nuovamente azzerata la giunta di governo e ritirate le deleghe agli assessori regionali. E siamo a quattro. Il rimpasto, tanto caro al governatore dell’Isola, risulta però straziante per le orecchie dei suoi  abitanti.

La caduta di tono del Presidente è davvero considerevole. Ma come si può continuare a giocare sulla pelle dei siciliani?

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La Sicilia verso il Crocetta ter tra sfiducia e rischio default

Periodo difficile per Rosario Crocetta. Il Governatore si trova impegnato su più fronti. Vertici di maggioranza per far nascere la nuova compagine governativa, estenuanti incontri a Roma e Firenze per tentare di ricucire gli strappi all’interno del Partito Democratico, apparizioni in vari salotti televisivi per rivendicare i risultati della sua “rivoluzione” in Sicilia.

Crocetta non si risparmia ma a breve dovrà veramente dare conto del suo operato un po’ a tutti.

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Crocetta e le tensioni nel PD. Intanto la Sicilia affonda…

Ancora un colpo di teatro in Sicilia. Il governatore Crocetta torna a smentire se stesso. Dopo le recenti dichiarazioni di rifiuto di ogni ipotesi di rimpasto in Giunta, il Presidente pare pronto all’azzeramento della squadra di Governo.

Continua a leggere: Colpo di scena in Sicilia. Verso l’azzeramento del governo Crocetta?

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Sicilia, Formazione Professionale nel caos

http://it.blastingnews.com/lavoro/2014/10/sicilia-formazione-professionale-nel-caos-00133467.html

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Senza più pallone ma con le palle

PrandelliL’Italia esce dal mondiale al primo turno. Prandelli si dimette.

Non possiamo prendercela con l’arbitro. Il direttore di gara ha sicuramente commesso alcuni errori grossolani e il “rosso” mostrato a Marchisio è decisamente esagerato.

Ma l’Italia è uscita da questa competizione  a testa bassa. Sinceramente non mi aveva impressionato neanche nella partita d’apertura vinta con l’Inghilterra. Poche idee e tutte abbastanza confuse, molti passaggi sbagliati, qualità assente.

Con il Costa Rica ho assistito a un secondo tempo surreale e un finale di partita in cui, seppur in svantaggio, da come stancamente facevamo muovere il pallone sembrava che il risultato fosse 2-0 a favore nostro.  Il caldo e l’umidità hanno certamente influito sull’andamento lento dei nostri “campioni” ma sono elementi negativi  che subiscono anche gli avversari.

Il match con l’Uruguay ci ha regalato uno spettacolo davvero penoso. Sia l’Italia che la squadra sudamericana non hanno mai dato l’impressione di avere un’impostazione di gioco, due formazioni attendiste che  hanno tirato avanti nella speranza di un episodio a favore che potesse spezzare l’equilibrio monotono di una brutta partita.

Una squadra molto diversa da quella che invece mi aveva positivamente impressionato agli Europei del 2012. Quella fu un’Italia che mi piacque molto per intensità, personalità e azioni di  gioco. Crollammo solo in finale con la Spagna perché arrivammo all’appuntamento decisivo cotti e spompati. Le Furie Rosse erano comunque di un altro livello ma, in condizioni fisiche diverse, l’Italia sicuramente avrebbe fatto un’altra figura.

Per questo ero molto fiducioso e speravo in un mondiale diverso, magari non pensavo alla vittoria finale ma certamente confidavo in un ruolo da protagonista della nostra nazionale.

Ho sempre ammirato Cesare Prandelli sia come uomo che come professionista del pallone, da calciatore prima e da allenatore dopo. Ho ammirato oltre al bel gioco della sua Fiorentina, la sua eleganza, la sua serietà, la sua dignità anche in momenti di grande sofferenza  che la vita gli ha riservato.

In questo mondiale ha commesso degli errori pure lui. Adesso è facile dire che ha sbagliato sin dall’inizio a convocare qualcuno e a lasciare a casa qualcun altro, è facile affermare che non ha azzeccato un cambio o che ha dato troppo spazio a certi calciatori e meno o niente ad altri.

Però credo pure che non sia il maggiore responsabile di questa deriva calcistica. E comunque si è subito dimesso assumendosi tutte le colpe.

Ci sarà da riflettere sul reale valore del calcio italiano, sulla mancanza di astri nascenti, su alcuni nostri giocatori forse sopravalutati, sulla presenza ingombrante degli stranieri nel nostro campionato, sulle difficoltà dei nostri vivai, sulla mancata e opportuna valorizzazione dei nostri giovani, sulle priorità dettate dalle squadre di club che penalizzano la Nazionale.

Prandelli, adesso sei tu a pagare per tutti.  Sarai rimasto senza pallone ma sei sempre un uomo con le palle.

 

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Lo scemo del villaggio. Immigrati e politici

indexlampedusafollaSinceramente mi sforzo di comprendere tutto quello che in questi giorni viene detto sul fenomeno dei continui flussi migratori provenienti dai paesi extracomunitari.

Mi sforzo ma non riesco a capire come la nostra politica intenda risolvere il problema. Perché non si tratta di metterci una pezza sopra per tamponare. Si tratta di ragionare sulla costruzione di un’azione di grande respiro che tenga conto dei molteplici aspetti che caratterizzano questo fenomeno.

Non si risolve il problema vietando lo sbarco dei disperati sulle nostre coste ma non si risolve neanche semplicemente abolendo una legge. Non si risolve prendendo a cannonate i barconi ma neanche accogliendo tutti a braccia aperte.

Il problema per essere risolto deve tenere conto di alcuni punti fermi fondamentali.

1)      L’emergenza deve essere affrontata e devono essere messe in atto tutte le possibili azioni umanitarie.

2)      Affrontare le emergenze non significa risolvere il problema.

3)      Gli scafisti sono dei delinquenti senza scrupoli che grazie ad una fitta rete di complicità con organizzazioni criminali e spesso anche con la Polizia del paese d’origine degli immigrati, si arricchiscono sulla pelle di gente disperata. Ma sono solo dei delinquenti. Sicuramente da combattere e debellare. Ma non sono loro la causa di questi esodi di massa.

4)      L’Italia, come credo nessun Paese europeo, non è in grado di accogliere un numero così impressionante di uomini, donne e bambini e offrire loro una sistemazione adeguata per una vita dignitosa.

5)      L’Europa, anche se fosse in grado di accogliere così tanta gente proveniente da mondi diversi, facendolo non sarebbe più in grado di salvaguardare la sua identità culturale, politica e religiosa. Non si tratta di razzismo ma di preservare la nostra tradizione, unicità e autenticità.

6)      Il problema è internazionale e attiene al diritto internazionale e alle relazioni internazionali. Come tale deve essere risolto alla radice, cioè aiutando questi Paesi extracomunitari a svilupparsi economicamente e civilmente nel pieno rispetto dei diritti umani.

 

In questi giorni le esternazioni dei nostri politici sono più che mai sterili e prive di efficacia. Mi sembra che si discuta di scafisti, leggine come la “Bossi-Fini”, accoglienza, clandestini, profughi e morti come quando al bar si discute di arbitri, rigori e pallonate varie.

A proposito: la prossima partita della Nazionale facciamola giocare a Lampedusa, come proposto in telecronaca Rai durante Danimarca – Italia. Così risolviamo il problema!

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Ai miei compagni della mitica III A del Liceo Classico “Gulli e Pennisi”

5 anni sono tanti per essere dimenticati.

5 anni consecutivi e intensi, vissuti e condivisi.

5 anni pieni zeppi di emozioni e ricordi che rappresentano un tatuaggio indelebile del cuore e dell’anima.

5 anni di studio, gioco, battute, risate, qualche lacrima, allegria e spensieratezza.

5 anni di libri, compiti, interrogazioni, ripassi, ping pong, mare, carnevale, calcetto, serate natalizie, feste di compleanno, gite, canzoni, complicità, scampagnate, sorrisi, unione, fratellanza.

Poi, com’è giusto che sia, le nostre strade si sono separate. Ognuno ha intrapreso la sua: strade più o meno impervie, più o meno lastricate di successi, più o meno desiderate.

Non importa a che punto siamo della nostra strada, quel che importa è che dopo 25 anni ci fermiamo un attimo e ci rincontriamo per salutarci e riabbracciarci.

Mi ritengo veramente fortunato di essere stato un vostro compagno.

Ringrazio sempre il Buon Dio di avermi dato il dono delle emozioni.

Fin quando mi emozionerò ancora per il sorriso di un bimbo, per un tramonto, per un piatto di spaghetti al pomodoro o per un bel culo femminile che ondeggia significa che sarò ancora vivo.

Domenica 30 sarà un’emozione fortissima RIABBRACCIARVI TUTTI.

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Bersani lascia, Napolitano raddoppia!

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La rielezione di Napolitano al Colle, svolta inaspettata di questa travagliata partita politica, è destinata comunque a lasciare il segno, anzi i segni.

Una soluzione d’emergenza che sblocca una situazione di stallo davvero difficile e imbarazzante.

E così Bersani che prima del brusco risveglio seguito ai risultati delle elezioni politiche sognava già da Premier si dimette da segretario del Pd. Probabilmente lo avevano già “dimesso” da tempo. E Napolitano, invece, che già si vedeva ai giardinetti passeggiare con la moglie Clio e i nipotini, ad 88 anni passa alla storia come il primo presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato. Scherzi del destino! E il destino ancora una volta si è fatto beffa del Partito Democratico. Si sa che a sinistra l’Unità è solo un giornale di parte ma mai si poteva immaginare di vedere la compagine che avrebbe dovuto guidare il Paese così profondamente spaccata.

Bersani, obiettivamente, non è stato agevolato dal risultato uscito dalle urne ma di errori, a mio modo di vedere, ne ha commessi parecchi. Ad iniziare dalla candidatura al Quirinale di Franco Marini. Non puoi prima negare con vigore un governo di larghe intese con il Cavaliere che ti tende la mano e poi cedere di botto alle condizioni del Pdl in nome di una maggioranza più larga possibile a sostegno del candidato capo dello Stato. E dopo avere bruciato Marini, non puoi candidare Prodi, di fatto improponibile per il Pdl, magari sperando stavolta di ricevere qualche consenso dal Movimento Cinque Stelle. Un errore dietro l’altro che non fa che favorire Berlusconi e Grillo, che infatti senza colpo ferire, gongolano e ringraziano. E intanto il partito si frantuma in tanti pezzi. Chi vuole appoggiare Rodotà, candidato dei grillini, chi vuole dialogare con il Pdl, chi, come Renzi, ormai rema contro a prescindere, per i suoi personali interessi.

Allora sarebbe stato meglio sostenere subito Stefano Rodotà, tra l’altro candidato autorevole ed autonomo rispetto a Grillo, dando così al Paese l’impressione di un’apertura al cambiamento e una definitiva presa di distanza da Berlusconi e centrodestra.

Invece, alla fine, Bersani, sepolto dalle macerie del suo stesso partito, decide di rimettere in sella il Cavaliere e di isolare Grillo.

Adesso ci possiamo solo augurare comunque di non perdere ulteriore tempo. Il governo che sarà chiamato a guidare il Paese, sia esso “tecnico”, “politico”, “misto” o se preferite “del Presidente”, avrà un compito estremamente arduo: cercare di voltare pagina in una situazione economica, politica e sociale difficile e conflittuale.

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