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Trump presidente, nulla accade per caso

Nulla accade per caso.trump

Alla fine l’America ha scelto Trump perché ha riposto per due volte fiducia in Obama ma non ha avuto le risposte che cercava.

Sul fronte interno la crisi economica non si è risolta. Forse all’apparenza è meno acuta di quando il primo presidente afro americano è stato eletto ma rimane subdola e strisciante nel tessuto sociale. La forbice tra ricchi e poveri si è addirittura allargata, il ceto medio come in Europa, come in Italia, è stato massacrato. La riforma sanitaria ha deluso le aspettative.

La politica estera di Obama è stata anche peggiore: il Nobel per la Pace dovrebbe essere sostituito con quello per la Destabilizzazione che ha creato incertezze, tensioni e conflitti in diverse aree del pianeta.

Hillary Clinton, colei che poteva diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, rappresentava la brutta copia di Obama.

L’America, paradossalmente, conosceva bene la candidata e non poteva votarla.

Trump vince per tutta una serie di ragioni, per i demeriti degli avversari, per le sue influenze, per le lobby che lo hanno sostenuto che si sono rivelate più forti di quelle che hanno supportato Clinton. Ma soprattutto vince perché la gente forse non vuole questo ordine mondiale che sembra imposto dall’alto e tenta un ultimo atto di ribellione.

Spesso però per cambiare in meglio si affida all’uomo sbagliato.

Solo il futuro ci dirà se i grandi elettori hanno fatto bene per l’America e per il mondo intero.

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Al capezzale della Politica italiana

raggi e appendino

Virginia Raggi e Chiara Appendino, neo sindache di Roma e Torino

I risultati dei ballottaggi di domenica 19 giugno incoronano Virginia Raggi a capo della Città Eterna e Chiara Appendino alla guida di un’altra importante città italiana come Torino. Due donne, due candidate del Movimento Cinque Stelle. I grillini ottengono un enorme successo un po’ ovunque e si presentano come “il nuovo” pronto a governare.

In effetti “il vecchio” è in grande difficoltà. Centro sinistra e centro destra per motivi diversi sembrano aver perso la loro identità e il contatto con gli elettori.

La grande malata resta la Politica italiana: metà degli aventi diritto non è andata a votare. Delusione, rassegnazione, protesta, rabbia, confusione, nausea. Un mix esplosivo che rischia di minare le basi della nostra democrazia.

Alcune considerazioni sugli esiti delle urne in questo articolo pubblicato su Blasting News.

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Pino Maniaci, il supereroe smascherato

pino maniaciA pelle non mi è stato mai simpatico. Per carità, questo non significa che chi mi è antipatico è un poco di buono e chi invece m’ispira simpatia è uno stinco di santo: pensate solo che Berlusconi mi è simpatico.

Lui, Pino Maniaci, direttore di Telejato, minuscola emittente televisiva di Partinico, mi ha dato sempre l’impressione di essere una caricatura di sé stesso, sembra essere uscito da un fumetto con la sua magrezza, i baffoni e la sigaretta in bocca. L’ho immaginato come un omino legnoso mosso da un fascio di nervi che si agita ed inveisce davanti ad una telecamera nell’angusto studio del suo tg.

Eppure è balzato agli onori della cronaca per le sue denunce dei loschi affari della mafia locale con tanto di nomi e cognomi. Ha fatto incetta di premi da ogni parte del mondo, è stato chiamato a presiedere conferenze e dibattiti dai salotti televisivi alle scuole. Si è temuto per la sua vita messa così a repentaglio con la sua lotta al malaffare.

Ora la notizia del suo coinvolgimento in un’indagine che lo vede accusato d’estorsione nei confronti di due sindaci ha gettato nello sconforto prima di tutto i suoi collaboratori, gli amici, gli ammiratori.

A me ha lasciato un forte retrogusto d’amaro in bocca. Naturalmente tralascio le vicende giudiziarie che non mi competono e devono proseguire il loro cammino nelle giuste sedi ma dalla lettura delle intercettazioni che lo riguardano esce la figura di un uomo dalla condotta morale tutt’altro che irreprensibile.

E non mi riferisco certo alle sue tresche amorose, all’amante e alle vendette del marito cornuto vendute in tv per persecuzioni della mafia.

Quello che è grave è che il signor Maniaci si sia ubriacato di potere e il delirio d’onnipotenza alla fine logora chi ce l’ha. Non ci si può erigere a moralizzatori quando si adottano comportamenti gravi e scorretti. Si insinua il sospetto che l’osannato eroe antimafia si sia costruito ad arte questo vestito e questa maschera per ottenere tutto quello che gli interessava.

Pino Maniaci può anche aver combattuto la mafia ma, da quello che emerge dalle intercettazioni e dai video, gli è mancata quella tensione morale che è indispensabile per fare sempre il proprio dovere e per perseguire  il bene della società.

Sono sicuro comunque, che la gente che gli è stata attorno e che ha lavorato a stretto contatto con lui, a partire dai giornalisti di TeleJato, abbia sempre agito in buona fede e, nonostante il “tradimento” del Direttore sarà difficile da metabolizzare, proseguirà con coraggio e determinazione il cammino intrapreso.

Forse per un mondo più giusto, libero da violenze e prepotenze, non occorrono eroi e supereroi.

Ancora una volta aveva ragione Giovanni Falcone che diceva:

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.

maniaci 2

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La trappola dell’ISIS e le nostre responsabilità

Il massacro di Parigi impone a tutti noi una profonda riflessione.

Si tratta di un fatto gravissimo che irrompe nelle nostre case, nelle nostre strade, nei luoghi che frequentiamo, mortificando il nostro senso di sicurezza.

valeria soresin

Valeria Solesin, vittima italiana degli attentati a Parigi

E’ un salto di qualità spietato e apparentemente inspiegabile.

Il terrore entra nei nostri cuori, calpesta le nostre sicurezze, sconvolge i nostri ritmi quotidiani,  uccide senza pietà i nostri giovani, semina l’angoscia e la paura di vivere.

Il campo di battaglia si sposta in occidente ma è tutto ben calcolato. Rientriamo in un quadro generale a cui stanno pian piano appiccando il fuoco per uno spaventoso enorme falò.

La trappola dell’ISIS è scattata e purtroppo tutto è iniziato con la gravissima complicità dei Paesi occidentali.

Le origini di questo gruppo terroristico risalgono all’abbattimento del regime di Saddam Hussein in Iraq da parte degli Americani che sciolsero l’esercito iracheno,

lasciando in giro delle vere e proprie mine vaganti che cominciarono a riorganizzarsi.

Si formò così un gruppo di islamisti estremisti, violenti, antioccidentali, con mire espansionistiche in Siria e altre parti del Medio Oriente per costituire una sorta di Stato Islamico. Nel 2014 viene instaurato il califfato nei territori conquistati di Iraq e Siria.

Gli Stati Uniti, che vogliono far cadere Hassad in Siria, lasciano campo libero al sedicente Stato Islamico che anzi viene foraggiato da Arabia Saudita e Qatar. Sia gli Americani che alcuni Paesi occidentali, hanno fatto finta di nulla, perché comunque il loro obiettivo era neutralizzare Hassad e riprendere il controllo di quella zona strategica del Medio Oriente.

In soccorso della Siria arriva allora la Russia con Putin che naturalmente vuole conservare la sua postazione sul Mediterraneo e nel contempo rilanciare la politica estera dopo l’isolamento statunitense ed europeo.

L’intervento russo ha certamente destabilizzato e indebolito l’ISIS che adesso prova le sue ripartenze con mirati atti terroristici.

L’obiettivo è innescare la guerra santa contro l’Occidente ma non perché a questo efferato gruppo di terroristi interessi la religione e il modello di vita dell’Islamismo.

Lo scopo purtroppo è sempre quello: occupare i territori ricchi di petrolio ed espandere a macchia d’olio lo Stato Islamico rivendicando il ruolo di guida dell’intero Islam.

I musulmani, per la maggior parte, sono moderati ma attenzione perché le condizioni di vita del mondo islamico in Africa come in Asia sono veramente pessime.

E anche qui le responsabilità occidentali sono tante: la colonizzazione prima, il controllo egemonico dopo, le Multinazionali e lo sfruttamento di risorse e popolazioni, hanno di fatto acuito il divario con il mondo occidentale. Siamo di fronte a situazioni di grande povertà, guerre civili, frustrazioni, miserie.

E’ un terreno fertilissimo da cui può attingere l’ISIS per reclutare adepti e innescare l’odio contro l’Occidente e il senso di rivalsa nei suoi confronti.

Per questo credo che la carneficina di Parigi ci debba far riflettere. Siamo di fronte a un pericoloso bivio. Non bisogna alimentare l’odio, la xenofobia, il razzismo, la violenza, lo spirito vendicativo.

Non dobbiamo cedere al gioco dei terroristi che vogliono farci cadere nella guerra tra due mondi, diversi per identità, cultura e religione.

Il titolo del quotidiano Libero “Bastardi Islamici”, puntualmente ripreso dalla propaganda dell’ISIS, va nella direzione voluta dai terroristi.

Invece di leggere Libero, vi propongo due articoli che, al contrario, ho trovato molto interessanti e pieni di spunti per la riflessione e il confronto.

http://www.limesonline.com/parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato-islamico-e-quello-che-possiamo-fare/87990?refresh_ce

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.aspx

Dobbiamo dialogare con il mondo islamico moderato, isolare questo gruppo del terrore, tagliare loro le risorse, mediare con le altre potenze e vincere con le nostre Intelligence.

E’ il momento di far emergere la nostra identità cristiana e tutti i valori che racchiudono le nostre democrazie per combattere ed annientare questi vili terroristi.

Ma senza fare scoppiare una terza guerra mondiale.

 

 

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Crocetta presenta la nuova squadra e scoppiano le polemiche

Tra i nuovi assessori Cracolici, Fiumefreddo e Marziano. Baccei è confermato all’Economia. Il segretario del PD, Raciti, non riconosce il neo governo.

Crocetta e il confermato Assessore all'Economia, Alessandro Baccei

Crocetta e il confermato Assessore all’Economia, Baccei             (Foto-www.gds.it)

Le 48 ore che Crocetta aveva dato ai Partiti per mettersi d’accordo sui nomi del nuovo governo siciliano erano abbondantemente scadute da giorni. Il che lasciava presagire maretta all’interno della maggioranza.

Ed infatti, dal travagliato parto, nasce una compagine che scontenta tutti. Il Crocetta quater quindi già al primo annuncio dei nomi dei nuovi assessori provoca un vespaio di polemiche. Tanto che lo stesso segretario del Partito DemocraticoFausto Raciti, dichiara che si tratta sicuramente di un errore, non riconoscendo di fatto il nuovo governo.

Così il Governatore incontra Raciti e, udite udite, si dice pronto ad apportare qualche modifica al neo esecutivo.

Ma andiamo con ordine e vediamo chi sono i nuovi giocatori della squadra di Crocetta, tra riconfermati e new entry:

La nuova Giunta:

Mariella Lo Bello Vicepresidente, Assessore per le attività produttive (Presidente)

Antonello Cracolici  Assessore per l’agricoltura, sviluppo rurale e della pesca mediterranea – PD

Giovanni Pistorio Assessore per le infrastrutture e la mobilità – centristi

Maurizio Croce Assessore per il territorio e ambiente – Sicilia futura

Cleo Li Calzi Assessore per il turismo, sport e spettacolo (presidente)

Baldo Gucciardi Assessore per la salute – PD

Gianluca Miccichè Assessore per la famiglia, politiche sociali e lavoro – centristi

Alessandro Baccei Assessore per l’economia – PD

Carlo Vermiglio Assessore per i beni culturali e l’identità siciliana  – centristi

Vania Contrafatto Assessore per l’energia e i servizi di pubblica utilità – PD

Bruno Marziano Assessore per l’istruzione e la formazione professionale- PD

Antonio Fiumefreddo – Assessore delle autonomie locali e funzione pubblica – PD

Il dato politico più rilevante è la conferma di Baccei all’Economia, in sostanza la Sicilia continua di fatto ad essere commissariata. L’Assessorato più importante rimane affidato ad un uomo di fiducia direttamente mandato dal governo nazionale.

L’altro dato riguarda la mancanza di un uomo vicino a Giuseppe Lupo, che aveva rifiutato lui stesso un posto nel governo, preferendo restare alla vicepresidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Crocetta va avanti a forza di rimpasti ma non sortisce alcun risultato positivo per la Sicilia. E’ solo un gioco per prendere tempo e finire indenne questa sciagurata legislatura.

Ma la Sicilia e i siciliani non possono più aspettare la sua pseudo “rivoluzione”. Crocetta dovrebbe prendere atto che il suo tempo ormai è scaduto.

Naturalmente tuona anche l’opposizione con Nello Musumeci in testa che parla di un governo basato su una maggioranza trasformista con il primato di 40 assessori in tre anni mentre la Sicilia sprofonda.

I deputati del Movimento 5Stelle definiscono questo governo ancora peggiore dei precedenti e sono sicuri che non avrà lunga vita.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando conferma l’aggravarsi dello stato di calamità istituzionale della Regione e si augura presto la fine di questa legislatura che continua ad arrecare danni sociali, culturali ed economici alla Sicilia.

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Mettiamoci una Crocetta sopra e voltiamo subito pagina…

In Sicilia Crocetta riprende a cantare il suo tormentone.

Nuovamente azzerata la giunta di governo e ritirate le deleghe agli assessori regionali. E siamo a quattro. Il rimpasto, tanto caro al governatore dell’Isola, risulta però straziante per le orecchie dei suoi  abitanti.

La caduta di tono del Presidente è davvero considerevole. Ma come si può continuare a giocare sulla pelle dei siciliani?

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La Sicilia verso il Crocetta ter tra sfiducia e rischio default

Periodo difficile per Rosario Crocetta. Il Governatore si trova impegnato su più fronti. Vertici di maggioranza per far nascere la nuova compagine governativa, estenuanti incontri a Roma e Firenze per tentare di ricucire gli strappi all’interno del Partito Democratico, apparizioni in vari salotti televisivi per rivendicare i risultati della sua “rivoluzione” in Sicilia.

Crocetta non si risparmia ma a breve dovrà veramente dare conto del suo operato un po’ a tutti.

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Crocetta e le tensioni nel PD. Intanto la Sicilia affonda…

Ancora un colpo di teatro in Sicilia. Il governatore Crocetta torna a smentire se stesso. Dopo le recenti dichiarazioni di rifiuto di ogni ipotesi di rimpasto in Giunta, il Presidente pare pronto all’azzeramento della squadra di Governo.

Continua a leggere: Colpo di scena in Sicilia. Verso l’azzeramento del governo Crocetta?

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Sicilia, Formazione Professionale nel caos

http://it.blastingnews.com/lavoro/2014/10/sicilia-formazione-professionale-nel-caos-00133467.html

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Senza più pallone ma con le palle

PrandelliL’Italia esce dal mondiale al primo turno. Prandelli si dimette.

Non possiamo prendercela con l’arbitro. Il direttore di gara ha sicuramente commesso alcuni errori grossolani e il “rosso” mostrato a Marchisio è decisamente esagerato.

Ma l’Italia è uscita da questa competizione  a testa bassa. Sinceramente non mi aveva impressionato neanche nella partita d’apertura vinta con l’Inghilterra. Poche idee e tutte abbastanza confuse, molti passaggi sbagliati, qualità assente.

Con il Costa Rica ho assistito a un secondo tempo surreale e un finale di partita in cui, seppur in svantaggio, da come stancamente facevamo muovere il pallone sembrava che il risultato fosse 2-0 a favore nostro.  Il caldo e l’umidità hanno certamente influito sull’andamento lento dei nostri “campioni” ma sono elementi negativi  che subiscono anche gli avversari.

Il match con l’Uruguay ci ha regalato uno spettacolo davvero penoso. Sia l’Italia che la squadra sudamericana non hanno mai dato l’impressione di avere un’impostazione di gioco, due formazioni attendiste che  hanno tirato avanti nella speranza di un episodio a favore che potesse spezzare l’equilibrio monotono di una brutta partita.

Una squadra molto diversa da quella che invece mi aveva positivamente impressionato agli Europei del 2012. Quella fu un’Italia che mi piacque molto per intensità, personalità e azioni di  gioco. Crollammo solo in finale con la Spagna perché arrivammo all’appuntamento decisivo cotti e spompati. Le Furie Rosse erano comunque di un altro livello ma, in condizioni fisiche diverse, l’Italia sicuramente avrebbe fatto un’altra figura.

Per questo ero molto fiducioso e speravo in un mondiale diverso, magari non pensavo alla vittoria finale ma certamente confidavo in un ruolo da protagonista della nostra nazionale.

Ho sempre ammirato Cesare Prandelli sia come uomo che come professionista del pallone, da calciatore prima e da allenatore dopo. Ho ammirato oltre al bel gioco della sua Fiorentina, la sua eleganza, la sua serietà, la sua dignità anche in momenti di grande sofferenza  che la vita gli ha riservato.

In questo mondiale ha commesso degli errori pure lui. Adesso è facile dire che ha sbagliato sin dall’inizio a convocare qualcuno e a lasciare a casa qualcun altro, è facile affermare che non ha azzeccato un cambio o che ha dato troppo spazio a certi calciatori e meno o niente ad altri.

Però credo pure che non sia il maggiore responsabile di questa deriva calcistica. E comunque si è subito dimesso assumendosi tutte le colpe.

Ci sarà da riflettere sul reale valore del calcio italiano, sulla mancanza di astri nascenti, su alcuni nostri giocatori forse sopravalutati, sulla presenza ingombrante degli stranieri nel nostro campionato, sulle difficoltà dei nostri vivai, sulla mancata e opportuna valorizzazione dei nostri giovani, sulle priorità dettate dalle squadre di club che penalizzano la Nazionale.

Prandelli, adesso sei tu a pagare per tutti.  Sarai rimasto senza pallone ma sei sempre un uomo con le palle.

 

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