Archivi categoria: Archivio articoli

State sereni: io voto NO alla riforma

no

Nella vita bisogna sempre migliorarsi. Ragionamento ineccepibile.

Ecco, questa riforma non migliora la nostra Costituzione, la pasticcia e l’allontana dalla gente.

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: logica e buon senso mi spingono a cambiare in meglio, per questo io VOTO NO al Referendum del 4 dicembre.

Premetto che, come faccio sempre, cerco d’informarmi, capire, valutare e poi decidere.

Ho letto il testo degli articoli della Costituzione che sono stati modificati e tengo a precisare che non ne faccio una questione politica.

E’ stato Renzi a personalizzare il Referendum e sicuramente ha sbagliato. Ha dato un assist a tutti i suoi contestatori  e molti voteranno no proprio per indebolire o spingere alle dimissioni il Premier.

Il mio, invece, non sarà un voto politico. Per quello aspetterò la tornata  elettorale del 2018 o eventuali elezioni anticipate.

Sul testo della Riforma esprimo invece un giudizio di merito.

Non credo, tra l’altro, neanche di poter essere definito un “conservatore” e per me, ripeto a scanso di equivoci,  non è un problema riformare la Costituzione. Ma io guardo alla sostanza: se voglio cambiare qualcosa che ho già, cerco di cambiarla in meglio e secondo me questa riforma non migliora la ns Costituzione.

I cambiamenti vanno verso una direzione che non mi piace: viene meno l’equilibrio tra poteri in nome di una ipotetica maggiore governabilità.

Da bicameralismo paritario a bicameralismo pasticciato

Il bicameralismo non viene abolito ma pasticciato mantenendo in vita un Senato composto da gente che non sarà nemmeno eletta da noi. E qui sorgono tanti dubbi e perplessità: 1) non si capisce in che modo questi senatori saranno eletti/nominati tra consiglieri regionali e sindaci; 2) questi signori anche se non percepiranno un doppio stipendio saranno investiti di altro potere alimentando possibilmente altro clientelismo; 3) questi signori avranno già il loro da fare come consiglieri e dovranno anche sedere in Parlamento con altre mansioni.

In verità, rispetto a coloro che occuperanno la Camera dei Deputati, avranno pochi poteri ma piuttosto confusi. Tanto valeva abolirlo del tutto il Senato. Almeno i novelli padri costituenti avrebbero potuto modificarne il nome: quantomeno avrebbero evitato tanti rivolgimenti nelle tombe degli antichi Romani.

I sostenitori del sì, naturalmente dicono che si velocizzerà l’iter delle leggi e probabilmente in generale sarà vero anche se in alcuni casi i meccanismi  previsti, con il ruolo di entrambe le camere, rischiano di rendere il procedimento legislativo caotico e complesso.

La mia obiezione è: ma siamo sicuri che la velocità ci garantisca delle leggi buone ed efficaci?

A parte che anche adesso quando esiste la volontà politica si fanno leggi in tempi record: basta citare la sciagurata e recente Legge Fornero. Sembra che i mali del nostro Paese siano riconducibili esclusivamente alla nostra vecchia Carta. Non sono assolutamente d’accordo, anzi per me la riforma della Costituzione non rappresentava una priorità per l’Italia.

Rafforza il potere centrale a danno delle autonomie

Questa riforma, comunque, in generale è una delusione perché allontana ancora di più gli organi istituzionali dalla volontà del popolo. Io scorgo un accentramento dei poteri statali a danno delle autonomie locali: il federalismo fiscale torna praticamente in soffitta, lo Stato accentra i poteri sulle finanze pubbliche e le Regioni vengono relegate ad un ruolo operativo amministrativo.

In più, secondo me, i contenziosi tra Stato e Regioni, soprattutto su alcune materie che restano a cavallo, non cesseranno.

 

Il tema del risparmio

Sorrido quando qualcuno mi dice che vota sì  perché  almeno cominciamo a risparmiare tagliando poltrone e spesa pubblica.

I risparmi sono davvero irrisori: la Ragioneria dello Stato parla di circa 50 milioni di euro ma i costi della politica sono ben altri e si potrebbe ottenere un gran risparmio semplicemente tagliando spese inutili, enti inutili, riducendo stipendi da capogiro e  privilegi. E per farlo bastano le leggi ordinarie o i regolamenti parlamentari. I sostenitori del sì fanno di questo tema un cavallo di battaglia per convincere della bontà della riforma. A questo punto non sorrido più ma inizio a ridere a crepapelle. Sono anni che ci fanno la testa tanta (eufemismo forzato) con la storia della “spending review” con scarsi risultati, tra l’altro, e adesso esultano per  50 milioni risparmiati smontando a pezzi la Carta costituzionale. Poi leggi sul Corriere della Sera che “c’è una voce nel bilancio 2017 che letteralmente decolla: quella dei voli di Stato, con un 50 per cento in più. Serviranno infatti ben 23 milioni e mezzo per il noleggio del nuovo Airbus presidenziale voluto da Matteo Renzi”.  E capisci che non ti puoi fare prendere in giro su quest’aspetto.

 

Leggi di iniziativa popolare

E ancora: riduce la partecipazione diretta dei cittadini portando da 50mila a 150mila le firme per le leggi di iniziativa popolare.  I sostenitori del sì ribattono che però è stato introdotto l’obbligo del Parlamento di tenerne conto mentre prima non esisteva quest’obbligo. Leggendo il testo si capisce però che saranno i regolamenti parlamentari a stabilire i tempi entro cui tali proposte dovranno essere discusse e deliberate.

 

Rischi con l’Italicum

E ancora: insieme alla nuova legge elettorale la nuova Costituzione potrebbe portare ad una minoranza parlamentare con in mano tutti i poteri: Parlamento, Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica potrebbero essere facilmente controllati dalla maggioranza di governo. Tra l’altro anche lo statuto delle opposizioni è disciplinato dal regolamento della Camera dei deputati. Ecco, io non voglio parlare come altri di deriva autoritaria ma quantomeno di regole della democrazia alterate.  Sicuramente non avremo più problemi di governabilità ma anche con un governo con le migliori intenzioni di questo mondo non mi piacerebbe trovarmi in questa situazione.

 

Le cose positive

Tra le modifiche apportate ce ne sono comunque alcune che condivido: chiaramente la soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e la possibilità che viene introdotta per la Corte Costituzionale di decidere sulla conformità costituzionale delle leggi per eleggere Camera e Senato, ancora prima della loro promulgazione.

Ovviamente questo non basta a dare il mio consenso a questa riforma ma mi consente di fare un’ulteriore riflessione sulla possibilità che non è stata data di “spacchettamento” dei vari quesiti referendari. Il pronunciarsi sui singoli quesiti avrebbe sicuramente evitato il clima velenoso e di divisione che ha caratterizzato il Paese in quest’ultimo periodo e avrebbe consentito forse una più approfondita analisi sul merito degli aspetti delle parti modificate.

 

Conclusioni

Sono favorevole ad apportare le opportune modifiche alla Costituzione perché sono convinto che si può migliorare, si possono rendere più efficienti e funzionali le Istituzioni, si debbano facilitare le applicazioni di quegli stessi principi che la nostra Carta sancisce ma che restano purtroppo appunto solamente parole scritte.

Ma non si può accettare una simile riforma.

E non si possono nemmeno sentire coloro che dicono: “Intanto accontentiamoci, abbiamo atteso 30 anni, poi miglioreremo ulteriormente. Se perdiamo questo treno chissà quando se ne parlerà”.

Ma io questo treno non lo voglio proprio prendere perché mi porterebbe e ci porterebbe  fuori strada e verso sentieri impervi che si allontanano dalla c.d. democrazia.

Il mio è un NO convinto, tranquillo, ponderato, libero. Se ne facciano una ragione tutti i sostenitori del sì che accusano quelli che votano NO di non entrare nel merito delle modifiche costituzionali.

Attenzione, io continuo a rispettare coloro che la pensano diversamente da me, ognuno è libero di pensarla come vuole ma esigo nello stesso tempo rispetto che non sto notando in molti che hanno deciso di votare si.

A tutti costoro che votano sì, sputando veleno su chi non la pensa come loro, non posso che ribattere con compostezza: State sereni! Io voto NO!

no

2 commenti

Archiviato in Archivio articoli, Politica, Società

Trump presidente, nulla accade per caso

Nulla accade per caso.trump

Alla fine l’America ha scelto Trump perché ha riposto per due volte fiducia in Obama ma non ha avuto le risposte che cercava.

Sul fronte interno la crisi economica non si è risolta. Forse all’apparenza è meno acuta di quando il primo presidente afro americano è stato eletto ma rimane subdola e strisciante nel tessuto sociale. La forbice tra ricchi e poveri si è addirittura allargata, il ceto medio come in Europa, come in Italia, è stato massacrato. La riforma sanitaria ha deluso le aspettative.

La politica estera di Obama è stata anche peggiore: il Nobel per la Pace dovrebbe essere sostituito con quello per la Destabilizzazione che ha creato incertezze, tensioni e conflitti in diverse aree del pianeta.

Hillary Clinton, colei che poteva diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, rappresentava la brutta copia di Obama.

L’America, paradossalmente, conosceva bene la candidata e non poteva votarla.

Trump vince per tutta una serie di ragioni, per i demeriti degli avversari, per le sue influenze, per le lobby che lo hanno sostenuto che si sono rivelate più forti di quelle che hanno supportato Clinton. Ma soprattutto vince perché la gente forse non vuole questo ordine mondiale che sembra imposto dall’alto e tenta un ultimo atto di ribellione.

Spesso però per cambiare in meglio si affida all’uomo sbagliato.

Solo il futuro ci dirà se i grandi elettori hanno fatto bene per l’America e per il mondo intero.

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Personaggi, Politica, Società

Al capezzale della Politica italiana

raggi e appendino

Virginia Raggi e Chiara Appendino, neo sindache di Roma e Torino

I risultati dei ballottaggi di domenica 19 giugno incoronano Virginia Raggi a capo della Città Eterna e Chiara Appendino alla guida di un’altra importante città italiana come Torino. Due donne, due candidate del Movimento Cinque Stelle. I grillini ottengono un enorme successo un po’ ovunque e si presentano come “il nuovo” pronto a governare.

In effetti “il vecchio” è in grande difficoltà. Centro sinistra e centro destra per motivi diversi sembrano aver perso la loro identità e il contatto con gli elettori.

La grande malata resta la Politica italiana: metà degli aventi diritto non è andata a votare. Delusione, rassegnazione, protesta, rabbia, confusione, nausea. Un mix esplosivo che rischia di minare le basi della nostra democrazia.

Alcune considerazioni sugli esiti delle urne in questo articolo pubblicato su Blasting News.

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Personaggi, Politica

“La mia speranza vola in alto”

IMG-20160518-WA0012La scuola deve educare i nostri giovani. Il video che è stato realizzato dalla scuola ARAM IEFP di Catania ha proprio come obiettivo di promuovere il rispetto, la legalità, il coraggio. La mafia si combatte attraverso l’esempio, l’educazione e la scuola, non con le chiacchiere di certa Antimafia.

Il video realizzato dalla scuola ARAM IEFP di Catania, che svolge corsi di obbligo scolastico per acconciatori ed estetiste, ha come titolo “La mia speranza vola in alto” e partecipa al concorso nazionale “Il silenzio è dolo” promosso dall’Associazione Avviso Pubblico.

Il cortometraggio realizzato da studenti dei primi anni si apre con la drammatica testimonianza di una ragazza che racconta come un suo parente viene arruolato dalla mafia e poi ucciso.

Ecco il link del video:

Il video della scuola ARAM IEFP CATANIA

 

 

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Catania, Cultura, Sicilia, Società

Pino Maniaci, il supereroe smascherato

pino maniaciA pelle non mi è stato mai simpatico. Per carità, questo non significa che chi mi è antipatico è un poco di buono e chi invece m’ispira simpatia è uno stinco di santo: pensate solo che Berlusconi mi è simpatico.

Lui, Pino Maniaci, direttore di Telejato, minuscola emittente televisiva di Partinico, mi ha dato sempre l’impressione di essere una caricatura di sé stesso, sembra essere uscito da un fumetto con la sua magrezza, i baffoni e la sigaretta in bocca. L’ho immaginato come un omino legnoso mosso da un fascio di nervi che si agita ed inveisce davanti ad una telecamera nell’angusto studio del suo tg.

Eppure è balzato agli onori della cronaca per le sue denunce dei loschi affari della mafia locale con tanto di nomi e cognomi. Ha fatto incetta di premi da ogni parte del mondo, è stato chiamato a presiedere conferenze e dibattiti dai salotti televisivi alle scuole. Si è temuto per la sua vita messa così a repentaglio con la sua lotta al malaffare.

Ora la notizia del suo coinvolgimento in un’indagine che lo vede accusato d’estorsione nei confronti di due sindaci ha gettato nello sconforto prima di tutto i suoi collaboratori, gli amici, gli ammiratori.

A me ha lasciato un forte retrogusto d’amaro in bocca. Naturalmente tralascio le vicende giudiziarie che non mi competono e devono proseguire il loro cammino nelle giuste sedi ma dalla lettura delle intercettazioni che lo riguardano esce la figura di un uomo dalla condotta morale tutt’altro che irreprensibile.

E non mi riferisco certo alle sue tresche amorose, all’amante e alle vendette del marito cornuto vendute in tv per persecuzioni della mafia.

Quello che è grave è che il signor Maniaci si sia ubriacato di potere e il delirio d’onnipotenza alla fine logora chi ce l’ha. Non ci si può erigere a moralizzatori quando si adottano comportamenti gravi e scorretti. Si insinua il sospetto che l’osannato eroe antimafia si sia costruito ad arte questo vestito e questa maschera per ottenere tutto quello che gli interessava.

Pino Maniaci può anche aver combattuto la mafia ma, da quello che emerge dalle intercettazioni e dai video, gli è mancata quella tensione morale che è indispensabile per fare sempre il proprio dovere e per perseguire  il bene della società.

Sono sicuro comunque, che la gente che gli è stata attorno e che ha lavorato a stretto contatto con lui, a partire dai giornalisti di TeleJato, abbia sempre agito in buona fede e, nonostante il “tradimento” del Direttore sarà difficile da metabolizzare, proseguirà con coraggio e determinazione il cammino intrapreso.

Forse per un mondo più giusto, libero da violenze e prepotenze, non occorrono eroi e supereroi.

Ancora una volta aveva ragione Giovanni Falcone che diceva:

“Perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell’esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell’amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere”.

maniaci 2

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Personaggi, Politica, Sicilia, Società

La trappola dell’ISIS e le nostre responsabilità

Il massacro di Parigi impone a tutti noi una profonda riflessione.

Si tratta di un fatto gravissimo che irrompe nelle nostre case, nelle nostre strade, nei luoghi che frequentiamo, mortificando il nostro senso di sicurezza.

valeria soresin

Valeria Solesin, vittima italiana degli attentati a Parigi

E’ un salto di qualità spietato e apparentemente inspiegabile.

Il terrore entra nei nostri cuori, calpesta le nostre sicurezze, sconvolge i nostri ritmi quotidiani,  uccide senza pietà i nostri giovani, semina l’angoscia e la paura di vivere.

Il campo di battaglia si sposta in occidente ma è tutto ben calcolato. Rientriamo in un quadro generale a cui stanno pian piano appiccando il fuoco per uno spaventoso enorme falò.

La trappola dell’ISIS è scattata e purtroppo tutto è iniziato con la gravissima complicità dei Paesi occidentali.

Le origini di questo gruppo terroristico risalgono all’abbattimento del regime di Saddam Hussein in Iraq da parte degli Americani che sciolsero l’esercito iracheno,

lasciando in giro delle vere e proprie mine vaganti che cominciarono a riorganizzarsi.

Si formò così un gruppo di islamisti estremisti, violenti, antioccidentali, con mire espansionistiche in Siria e altre parti del Medio Oriente per costituire una sorta di Stato Islamico. Nel 2014 viene instaurato il califfato nei territori conquistati di Iraq e Siria.

Gli Stati Uniti, che vogliono far cadere Hassad in Siria, lasciano campo libero al sedicente Stato Islamico che anzi viene foraggiato da Arabia Saudita e Qatar. Sia gli Americani che alcuni Paesi occidentali, hanno fatto finta di nulla, perché comunque il loro obiettivo era neutralizzare Hassad e riprendere il controllo di quella zona strategica del Medio Oriente.

In soccorso della Siria arriva allora la Russia con Putin che naturalmente vuole conservare la sua postazione sul Mediterraneo e nel contempo rilanciare la politica estera dopo l’isolamento statunitense ed europeo.

L’intervento russo ha certamente destabilizzato e indebolito l’ISIS che adesso prova le sue ripartenze con mirati atti terroristici.

L’obiettivo è innescare la guerra santa contro l’Occidente ma non perché a questo efferato gruppo di terroristi interessi la religione e il modello di vita dell’Islamismo.

Lo scopo purtroppo è sempre quello: occupare i territori ricchi di petrolio ed espandere a macchia d’olio lo Stato Islamico rivendicando il ruolo di guida dell’intero Islam.

I musulmani, per la maggior parte, sono moderati ma attenzione perché le condizioni di vita del mondo islamico in Africa come in Asia sono veramente pessime.

E anche qui le responsabilità occidentali sono tante: la colonizzazione prima, il controllo egemonico dopo, le Multinazionali e lo sfruttamento di risorse e popolazioni, hanno di fatto acuito il divario con il mondo occidentale. Siamo di fronte a situazioni di grande povertà, guerre civili, frustrazioni, miserie.

E’ un terreno fertilissimo da cui può attingere l’ISIS per reclutare adepti e innescare l’odio contro l’Occidente e il senso di rivalsa nei suoi confronti.

Per questo credo che la carneficina di Parigi ci debba far riflettere. Siamo di fronte a un pericoloso bivio. Non bisogna alimentare l’odio, la xenofobia, il razzismo, la violenza, lo spirito vendicativo.

Non dobbiamo cedere al gioco dei terroristi che vogliono farci cadere nella guerra tra due mondi, diversi per identità, cultura e religione.

Il titolo del quotidiano Libero “Bastardi Islamici”, puntualmente ripreso dalla propaganda dell’ISIS, va nella direzione voluta dai terroristi.

Invece di leggere Libero, vi propongo due articoli che, al contrario, ho trovato molto interessanti e pieni di spunti per la riflessione e il confronto.

http://www.limesonline.com/parigi-il-branco-di-lupi-lo-stato-islamico-e-quello-che-possiamo-fare/87990?refresh_ce

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/francia-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere.aspx

Dobbiamo dialogare con il mondo islamico moderato, isolare questo gruppo del terrore, tagliare loro le risorse, mediare con le altre potenze e vincere con le nostre Intelligence.

E’ il momento di far emergere la nostra identità cristiana e tutti i valori che racchiudono le nostre democrazie per combattere ed annientare questi vili terroristi.

Ma senza fare scoppiare una terza guerra mondiale.

 

 

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Cultura, Personaggi, Politica, Società

Crocetta presenta la nuova squadra e scoppiano le polemiche

Tra i nuovi assessori Cracolici, Fiumefreddo e Marziano. Baccei è confermato all’Economia. Il segretario del PD, Raciti, non riconosce il neo governo.

Crocetta e il confermato Assessore all'Economia, Alessandro Baccei

Crocetta e il confermato Assessore all’Economia, Baccei             (Foto-www.gds.it)

Le 48 ore che Crocetta aveva dato ai Partiti per mettersi d’accordo sui nomi del nuovo governo siciliano erano abbondantemente scadute da giorni. Il che lasciava presagire maretta all’interno della maggioranza.

Ed infatti, dal travagliato parto, nasce una compagine che scontenta tutti. Il Crocetta quater quindi già al primo annuncio dei nomi dei nuovi assessori provoca un vespaio di polemiche. Tanto che lo stesso segretario del Partito DemocraticoFausto Raciti, dichiara che si tratta sicuramente di un errore, non riconoscendo di fatto il nuovo governo.

Così il Governatore incontra Raciti e, udite udite, si dice pronto ad apportare qualche modifica al neo esecutivo.

Ma andiamo con ordine e vediamo chi sono i nuovi giocatori della squadra di Crocetta, tra riconfermati e new entry:

La nuova Giunta:

Mariella Lo Bello Vicepresidente, Assessore per le attività produttive (Presidente)

Antonello Cracolici  Assessore per l’agricoltura, sviluppo rurale e della pesca mediterranea – PD

Giovanni Pistorio Assessore per le infrastrutture e la mobilità – centristi

Maurizio Croce Assessore per il territorio e ambiente – Sicilia futura

Cleo Li Calzi Assessore per il turismo, sport e spettacolo (presidente)

Baldo Gucciardi Assessore per la salute – PD

Gianluca Miccichè Assessore per la famiglia, politiche sociali e lavoro – centristi

Alessandro Baccei Assessore per l’economia – PD

Carlo Vermiglio Assessore per i beni culturali e l’identità siciliana  – centristi

Vania Contrafatto Assessore per l’energia e i servizi di pubblica utilità – PD

Bruno Marziano Assessore per l’istruzione e la formazione professionale- PD

Antonio Fiumefreddo – Assessore delle autonomie locali e funzione pubblica – PD

Il dato politico più rilevante è la conferma di Baccei all’Economia, in sostanza la Sicilia continua di fatto ad essere commissariata. L’Assessorato più importante rimane affidato ad un uomo di fiducia direttamente mandato dal governo nazionale.

L’altro dato riguarda la mancanza di un uomo vicino a Giuseppe Lupo, che aveva rifiutato lui stesso un posto nel governo, preferendo restare alla vicepresidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Crocetta va avanti a forza di rimpasti ma non sortisce alcun risultato positivo per la Sicilia. E’ solo un gioco per prendere tempo e finire indenne questa sciagurata legislatura.

Ma la Sicilia e i siciliani non possono più aspettare la sua pseudo “rivoluzione”. Crocetta dovrebbe prendere atto che il suo tempo ormai è scaduto.

Naturalmente tuona anche l’opposizione con Nello Musumeci in testa che parla di un governo basato su una maggioranza trasformista con il primato di 40 assessori in tre anni mentre la Sicilia sprofonda.

I deputati del Movimento 5Stelle definiscono questo governo ancora peggiore dei precedenti e sono sicuri che non avrà lunga vita.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando conferma l’aggravarsi dello stato di calamità istituzionale della Regione e si augura presto la fine di questa legislatura che continua ad arrecare danni sociali, culturali ed economici alla Sicilia.

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Personaggi, Politica, Sicilia, Società

Mettiamoci una Crocetta sopra e voltiamo subito pagina…

In Sicilia Crocetta riprende a cantare il suo tormentone.

Nuovamente azzerata la giunta di governo e ritirate le deleghe agli assessori regionali. E siamo a quattro. Il rimpasto, tanto caro al governatore dell’Isola, risulta però straziante per le orecchie dei suoi  abitanti.

La caduta di tono del Presidente è davvero considerevole. Ma come si può continuare a giocare sulla pelle dei siciliani?

Continua a leggere qui

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Personaggi, Politica, Sicilia, Società

Lo scemo del villaggio. Immigrati e politici

indexlampedusafollaSinceramente mi sforzo di comprendere tutto quello che in questi giorni viene detto sul fenomeno dei continui flussi migratori provenienti dai paesi extracomunitari.

Mi sforzo ma non riesco a capire come la nostra politica intenda risolvere il problema. Perché non si tratta di metterci una pezza sopra per tamponare. Si tratta di ragionare sulla costruzione di un’azione di grande respiro che tenga conto dei molteplici aspetti che caratterizzano questo fenomeno.

Non si risolve il problema vietando lo sbarco dei disperati sulle nostre coste ma non si risolve neanche semplicemente abolendo una legge. Non si risolve prendendo a cannonate i barconi ma neanche accogliendo tutti a braccia aperte.

Il problema per essere risolto deve tenere conto di alcuni punti fermi fondamentali.

1)      L’emergenza deve essere affrontata e devono essere messe in atto tutte le possibili azioni umanitarie.

2)      Affrontare le emergenze non significa risolvere il problema.

3)      Gli scafisti sono dei delinquenti senza scrupoli che grazie ad una fitta rete di complicità con organizzazioni criminali e spesso anche con la Polizia del paese d’origine degli immigrati, si arricchiscono sulla pelle di gente disperata. Ma sono solo dei delinquenti. Sicuramente da combattere e debellare. Ma non sono loro la causa di questi esodi di massa.

4)      L’Italia, come credo nessun Paese europeo, non è in grado di accogliere un numero così impressionante di uomini, donne e bambini e offrire loro una sistemazione adeguata per una vita dignitosa.

5)      L’Europa, anche se fosse in grado di accogliere così tanta gente proveniente da mondi diversi, facendolo non sarebbe più in grado di salvaguardare la sua identità culturale, politica e religiosa. Non si tratta di razzismo ma di preservare la nostra tradizione, unicità e autenticità.

6)      Il problema è internazionale e attiene al diritto internazionale e alle relazioni internazionali. Come tale deve essere risolto alla radice, cioè aiutando questi Paesi extracomunitari a svilupparsi economicamente e civilmente nel pieno rispetto dei diritti umani.

 

In questi giorni le esternazioni dei nostri politici sono più che mai sterili e prive di efficacia. Mi sembra che si discuta di scafisti, leggine come la “Bossi-Fini”, accoglienza, clandestini, profughi e morti come quando al bar si discute di arbitri, rigori e pallonate varie.

A proposito: la prossima partita della Nazionale facciamola giocare a Lampedusa, come proposto in telecronaca Rai durante Danimarca – Italia. Così risolviamo il problema!

imagesbare

 

1 Commento

Archiviato in Archivio articoli, Politica, Società

Bersani lascia, Napolitano raddoppia!

ImmagineImmagine

La rielezione di Napolitano al Colle, svolta inaspettata di questa travagliata partita politica, è destinata comunque a lasciare il segno, anzi i segni.

Una soluzione d’emergenza che sblocca una situazione di stallo davvero difficile e imbarazzante.

E così Bersani che prima del brusco risveglio seguito ai risultati delle elezioni politiche sognava già da Premier si dimette da segretario del Pd. Probabilmente lo avevano già “dimesso” da tempo. E Napolitano, invece, che già si vedeva ai giardinetti passeggiare con la moglie Clio e i nipotini, ad 88 anni passa alla storia come il primo presidente della Repubblica rieletto per un secondo mandato. Scherzi del destino! E il destino ancora una volta si è fatto beffa del Partito Democratico. Si sa che a sinistra l’Unità è solo un giornale di parte ma mai si poteva immaginare di vedere la compagine che avrebbe dovuto guidare il Paese così profondamente spaccata.

Bersani, obiettivamente, non è stato agevolato dal risultato uscito dalle urne ma di errori, a mio modo di vedere, ne ha commessi parecchi. Ad iniziare dalla candidatura al Quirinale di Franco Marini. Non puoi prima negare con vigore un governo di larghe intese con il Cavaliere che ti tende la mano e poi cedere di botto alle condizioni del Pdl in nome di una maggioranza più larga possibile a sostegno del candidato capo dello Stato. E dopo avere bruciato Marini, non puoi candidare Prodi, di fatto improponibile per il Pdl, magari sperando stavolta di ricevere qualche consenso dal Movimento Cinque Stelle. Un errore dietro l’altro che non fa che favorire Berlusconi e Grillo, che infatti senza colpo ferire, gongolano e ringraziano. E intanto il partito si frantuma in tanti pezzi. Chi vuole appoggiare Rodotà, candidato dei grillini, chi vuole dialogare con il Pdl, chi, come Renzi, ormai rema contro a prescindere, per i suoi personali interessi.

Allora sarebbe stato meglio sostenere subito Stefano Rodotà, tra l’altro candidato autorevole ed autonomo rispetto a Grillo, dando così al Paese l’impressione di un’apertura al cambiamento e una definitiva presa di distanza da Berlusconi e centrodestra.

Invece, alla fine, Bersani, sepolto dalle macerie del suo stesso partito, decide di rimettere in sella il Cavaliere e di isolare Grillo.

Adesso ci possiamo solo augurare comunque di non perdere ulteriore tempo. Il governo che sarà chiamato a guidare il Paese, sia esso “tecnico”, “politico”, “misto” o se preferite “del Presidente”, avrà un compito estremamente arduo: cercare di voltare pagina in una situazione economica, politica e sociale difficile e conflittuale.

Lascia un commento

Archiviato in Archivio articoli, Personaggi, Politica, Società