Archivi del mese: novembre 2016

State sereni: io voto NO alla riforma

no

Nella vita bisogna sempre migliorarsi. Ragionamento ineccepibile.

Ecco, questa riforma non migliora la nostra Costituzione, la pasticcia e l’allontana dalla gente.

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: logica e buon senso mi spingono a cambiare in meglio, per questo io VOTO NO al Referendum del 4 dicembre.

Premetto che, come faccio sempre, cerco d’informarmi, capire, valutare e poi decidere.

Ho letto il testo degli articoli della Costituzione che sono stati modificati e tengo a precisare che non ne faccio una questione politica.

E’ stato Renzi a personalizzare il Referendum e sicuramente ha sbagliato. Ha dato un assist a tutti i suoi contestatori  e molti voteranno no proprio per indebolire o spingere alle dimissioni il Premier.

Il mio, invece, non sarà un voto politico. Per quello aspetterò la tornata  elettorale del 2018 o eventuali elezioni anticipate.

Sul testo della Riforma esprimo invece un giudizio di merito.

Non credo, tra l’altro, neanche di poter essere definito un “conservatore” e per me, ripeto a scanso di equivoci,  non è un problema riformare la Costituzione. Ma io guardo alla sostanza: se voglio cambiare qualcosa che ho già, cerco di cambiarla in meglio e secondo me questa riforma non migliora la ns Costituzione.

I cambiamenti vanno verso una direzione che non mi piace: viene meno l’equilibrio tra poteri in nome di una ipotetica maggiore governabilità.

Da bicameralismo paritario a bicameralismo pasticciato

Il bicameralismo non viene abolito ma pasticciato mantenendo in vita un Senato composto da gente che non sarà nemmeno eletta da noi. E qui sorgono tanti dubbi e perplessità: 1) non si capisce in che modo questi senatori saranno eletti/nominati tra consiglieri regionali e sindaci; 2) questi signori anche se non percepiranno un doppio stipendio saranno investiti di altro potere alimentando possibilmente altro clientelismo; 3) questi signori avranno già il loro da fare come consiglieri e dovranno anche sedere in Parlamento con altre mansioni.

In verità, rispetto a coloro che occuperanno la Camera dei Deputati, avranno pochi poteri ma piuttosto confusi. Tanto valeva abolirlo del tutto il Senato. Almeno i novelli padri costituenti avrebbero potuto modificarne il nome: quantomeno avrebbero evitato tanti rivolgimenti nelle tombe degli antichi Romani.

I sostenitori del sì, naturalmente dicono che si velocizzerà l’iter delle leggi e probabilmente in generale sarà vero anche se in alcuni casi i meccanismi  previsti, con il ruolo di entrambe le camere, rischiano di rendere il procedimento legislativo caotico e complesso.

La mia obiezione è: ma siamo sicuri che la velocità ci garantisca delle leggi buone ed efficaci?

A parte che anche adesso quando esiste la volontà politica si fanno leggi in tempi record: basta citare la sciagurata e recente Legge Fornero. Sembra che i mali del nostro Paese siano riconducibili esclusivamente alla nostra vecchia Carta. Non sono assolutamente d’accordo, anzi per me la riforma della Costituzione non rappresentava una priorità per l’Italia.

Rafforza il potere centrale a danno delle autonomie

Questa riforma, comunque, in generale è una delusione perché allontana ancora di più gli organi istituzionali dalla volontà del popolo. Io scorgo un accentramento dei poteri statali a danno delle autonomie locali: il federalismo fiscale torna praticamente in soffitta, lo Stato accentra i poteri sulle finanze pubbliche e le Regioni vengono relegate ad un ruolo operativo amministrativo.

In più, secondo me, i contenziosi tra Stato e Regioni, soprattutto su alcune materie che restano a cavallo, non cesseranno.

 

Il tema del risparmio

Sorrido quando qualcuno mi dice che vota sì  perché  almeno cominciamo a risparmiare tagliando poltrone e spesa pubblica.

I risparmi sono davvero irrisori: la Ragioneria dello Stato parla di circa 50 milioni di euro ma i costi della politica sono ben altri e si potrebbe ottenere un gran risparmio semplicemente tagliando spese inutili, enti inutili, riducendo stipendi da capogiro e  privilegi. E per farlo bastano le leggi ordinarie o i regolamenti parlamentari. I sostenitori del sì fanno di questo tema un cavallo di battaglia per convincere della bontà della riforma. A questo punto non sorrido più ma inizio a ridere a crepapelle. Sono anni che ci fanno la testa tanta (eufemismo forzato) con la storia della “spending review” con scarsi risultati, tra l’altro, e adesso esultano per  50 milioni risparmiati smontando a pezzi la Carta costituzionale. Poi leggi sul Corriere della Sera che “c’è una voce nel bilancio 2017 che letteralmente decolla: quella dei voli di Stato, con un 50 per cento in più. Serviranno infatti ben 23 milioni e mezzo per il noleggio del nuovo Airbus presidenziale voluto da Matteo Renzi”.  E capisci che non ti puoi fare prendere in giro su quest’aspetto.

 

Leggi di iniziativa popolare

E ancora: riduce la partecipazione diretta dei cittadini portando da 50mila a 150mila le firme per le leggi di iniziativa popolare.  I sostenitori del sì ribattono che però è stato introdotto l’obbligo del Parlamento di tenerne conto mentre prima non esisteva quest’obbligo. Leggendo il testo si capisce però che saranno i regolamenti parlamentari a stabilire i tempi entro cui tali proposte dovranno essere discusse e deliberate.

 

Rischi con l’Italicum

E ancora: insieme alla nuova legge elettorale la nuova Costituzione potrebbe portare ad una minoranza parlamentare con in mano tutti i poteri: Parlamento, Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica potrebbero essere facilmente controllati dalla maggioranza di governo. Tra l’altro anche lo statuto delle opposizioni è disciplinato dal regolamento della Camera dei deputati. Ecco, io non voglio parlare come altri di deriva autoritaria ma quantomeno di regole della democrazia alterate.  Sicuramente non avremo più problemi di governabilità ma anche con un governo con le migliori intenzioni di questo mondo non mi piacerebbe trovarmi in questa situazione.

 

Le cose positive

Tra le modifiche apportate ce ne sono comunque alcune che condivido: chiaramente la soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) e la possibilità che viene introdotta per la Corte Costituzionale di decidere sulla conformità costituzionale delle leggi per eleggere Camera e Senato, ancora prima della loro promulgazione.

Ovviamente questo non basta a dare il mio consenso a questa riforma ma mi consente di fare un’ulteriore riflessione sulla possibilità che non è stata data di “spacchettamento” dei vari quesiti referendari. Il pronunciarsi sui singoli quesiti avrebbe sicuramente evitato il clima velenoso e di divisione che ha caratterizzato il Paese in quest’ultimo periodo e avrebbe consentito forse una più approfondita analisi sul merito degli aspetti delle parti modificate.

 

Conclusioni

Sono favorevole ad apportare le opportune modifiche alla Costituzione perché sono convinto che si può migliorare, si possono rendere più efficienti e funzionali le Istituzioni, si debbano facilitare le applicazioni di quegli stessi principi che la nostra Carta sancisce ma che restano purtroppo appunto solamente parole scritte.

Ma non si può accettare una simile riforma.

E non si possono nemmeno sentire coloro che dicono: “Intanto accontentiamoci, abbiamo atteso 30 anni, poi miglioreremo ulteriormente. Se perdiamo questo treno chissà quando se ne parlerà”.

Ma io questo treno non lo voglio proprio prendere perché mi porterebbe e ci porterebbe  fuori strada e verso sentieri impervi che si allontanano dalla c.d. democrazia.

Il mio è un NO convinto, tranquillo, ponderato, libero. Se ne facciano una ragione tutti i sostenitori del sì che accusano quelli che votano NO di non entrare nel merito delle modifiche costituzionali.

Attenzione, io continuo a rispettare coloro che la pensano diversamente da me, ognuno è libero di pensarla come vuole ma esigo nello stesso tempo rispetto che non sto notando in molti che hanno deciso di votare si.

A tutti costoro che votano sì, sputando veleno su chi non la pensa come loro, non posso che ribattere con compostezza: State sereni! Io voto NO!

no

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Trump presidente, nulla accade per caso

Nulla accade per caso.trump

Alla fine l’America ha scelto Trump perché ha riposto per due volte fiducia in Obama ma non ha avuto le risposte che cercava.

Sul fronte interno la crisi economica non si è risolta. Forse all’apparenza è meno acuta di quando il primo presidente afro americano è stato eletto ma rimane subdola e strisciante nel tessuto sociale. La forbice tra ricchi e poveri si è addirittura allargata, il ceto medio come in Europa, come in Italia, è stato massacrato. La riforma sanitaria ha deluso le aspettative.

La politica estera di Obama è stata anche peggiore: il Nobel per la Pace dovrebbe essere sostituito con quello per la Destabilizzazione che ha creato incertezze, tensioni e conflitti in diverse aree del pianeta.

Hillary Clinton, colei che poteva diventare la prima donna presidente degli Stati Uniti, rappresentava la brutta copia di Obama.

L’America, paradossalmente, conosceva bene la candidata e non poteva votarla.

Trump vince per tutta una serie di ragioni, per i demeriti degli avversari, per le sue influenze, per le lobby che lo hanno sostenuto che si sono rivelate più forti di quelle che hanno supportato Clinton. Ma soprattutto vince perché la gente forse non vuole questo ordine mondiale che sembra imposto dall’alto e tenta un ultimo atto di ribellione.

Spesso però per cambiare in meglio si affida all’uomo sbagliato.

Solo il futuro ci dirà se i grandi elettori hanno fatto bene per l’America e per il mondo intero.

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