Scuola: precari sul sentiero di guerra


Pubblicato su 2duerighe il 05/09/2009

 

di Salvo Longo

 

 

 

Sciopero della fame, manifestazioni e proteste. I precari della scuola dichiarano guerra al governo e soprattutto ai tagli del Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che mettono a rischio la serenità di tante famiglie. Abbiamo registrato i malumori di questi lavoratori intervistando Giuseppe Previtera, sposato e con un figlio, un insegnante che dopo 11 anni di servizio precario è nuovamente disoccupato.

“Una volta – esordisce Previtera – si vociferava in Europa che la maggior parte dei paesi invidiasse il sistema  della nostra cara ex scuola primaria. Adesso l’attuale governo, a suon di decreti legge, decide di mandare a casa migliaia di persone che per anni, se non per decenni ( io , personalmente 11 anni) avevano contribuito a dare onore alla nostra ex scuola elementare, aspettando con ansia ogni anno un incarico per poter andare avanti con la propria famiglia.

Come faremo adesso senza un lavoro? Chi darà da mangiare a mio figlio e come continuerò a tenerlo costantemente sotto controllo visto che necessita di continui accertamenti per problemi di salute. Mi chiedo: in un periodo di crisi, mandare a casa tutte queste persone, che non avranno niente da spendere…cosa risolleverà?”

Quale potrebbe essere quindi l’alternativa?
“Forse si dovrà risparmiare per far sì che qualcuno possa recuperare i numerosi soldi che ha perso a causa di cattivi investimenti? Non sarebbe più giusto, allora, mandare a casa la maggior parte dei parlamentari e dei ministri, continuando a risparmiare molto di più?  Ci sarò anch’io a protestare davanti all’U.S.P. ma quanto mi piacerebbe vedere tutti i “nostri” rappresentanti politici protestare per ottenere un posto di lavoro!

Il caro ministro Gelmini si è permesso di dire che anche lei è un “precario”…io..come penso tanti e tanti altri, personalmente avrei altre definizioni su di lei….ma lasciamo perdere. Forse non sa che i soldi che prenderà in 5 anni di governo la gente “precaria” come me, li guadagnerebbe in 60 anni circa di lavoro continuo, senza contare la misera pensioncina di circa 7000 euro mensili che Le sarà data per l’impegno profuso…Ma davvero viviamo ancora in un paese democratico? Povera Italia!!!!!!”.

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