Mike Bongiorno, un pezzo della nostra storia


 

 

 

Pubblicato su 2duerighe l’11/09/2009

 

di Salvo Longo

 

 

Avrei potuto scrivere questo pezzo il giorno stesso della scomparsa di Mike Bongiorno. Ho preferito non farlo perché sicuramente la penna avrebbe seguito il dettato delle emozioni e sarei potuto cadere in qualche tranello tirato dalla retorica. Scrivo adesso, a tre giorni dalla morte del presentatore televisivo, perché comunque non posso esimermi. Nessuno me lo impone, intendiamoci, ma sento il bisogno di esternare quello che la triste notizia ha comportato per un uomo alle soglie dei 40 anni.

Mike Bongiorno, pioniere della nostra televisione, grande comunicatore, autore e conduttore di trasmissioni leggendarie che rapivano l’Italia intera e la incollavano davanti al piccolo schermo, non c’è più. E’ andato via all’età di 85 anni dopo aver vissuto una vita straordinaria.

Nato a New York, si trasferì presto in Italia, dopo che la grande crisi del 1929 mise in ginocchio gli affari di famiglia. Durante la seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza, caduto prigioniero fu più volte sul punto di essere fucilato dai tedeschi. Compagno di galera di Indro Montanelli, conobbe anche gli orrori dei campi di concentramento. Liberato grazie ad uno scambio di prigionieri, Mike Bongiorno tornò alla vita normale nel Belpaese. 

Grazie alla sua bravura e ad una serie di circostanze fortunate, varcò le porte della nascente Radio Televisione Italiana, entrando prima come giornalista per poi assumere il ruolo di protagonista mediatico assoluto di quel periodo. Lasciò mamma Rai per aiutare Silvio Berlusconi a realizzare un progetto ambizioso quanto audace: spezzare il monopolio della televisione pubblica creando quella commerciale.

L’offerta dell’imprenditore lombardo era irrifiutabile: un posto sempre da protagonista e mattatore e 600 milioni di lire in un anno, una cifra enorme per il periodo. La paga della Rai si aggirava intorno ai 20 milioni annui. La scommessa di Berlusconi fu vinta e Mike divenne l’uomo di punta della nuova Tv e fu soprannominato il “Re delle televendite”. Se l’infarto mortale non l’avesse colto a Montecarlo, avremmo a breve potuto assistere su Sky al nuovo programma, una versione moderna del famoso Rischiatutto.

Di lui ricorderemo la celebre frase con cui esordiva davanti al pubblico: “Amici telespettatori …Allegria!”, le numerose gaffe, che contribuivano a creare il personaggio, e gli impareggiabili duetti con Fiorello alla radio o in spot televisivi di successo.

Lo avevo rivalutato da diversi anni: per un certo periodo l’ho considerato antipatico. Non mi piaceva il modo con cui trattava a volte i suoi concorrenti. Poi invece capì che era un uomo sensibile, di grande ironia: dotato di una vis comica da fare invidia ai migliori cabarettisti di oggi. Con la sua scomparsa siamo tutti un po’ più poveri: oltre ad aver perso un’icona televisiva, un grande sportivo, un professionista meticoloso, abbiamo perso tutti un pezzo della nostra storia.

Lui mi ricorda gli anni della mia gioventù, i bei momenti trascorsi in famiglia a guardare i suoi programmi. Sono cresciuto con lui e il suo modo di fare televisione. Penso a lui e mi rivengono in mente tante immagini: decenni della mia vita che scorrono velocemente e mi fanno salire un nodo in gola.

Ciao Mike! Con te è come se fosse andato via anche un pezzo importante della mia vita.

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