A Catania si balla contro la mafia


Pubblicato su 2duerighe il 08/09/2008

 

di Salvo Longo

 

 

 

 

Piazza Palestro, il “Fortino” per i catanesi, una delle zone simbolo del degrado sociale della città. Teatro in passato di eventi criminosi, ieri occupata pacificamente da un migliaio di giovani ballerini festanti e da diversi cittadini che hanno partecipato attivamente appoggiando l’iniziativa del Teatro Massimo. Una “Dance Attack”, come è stata chiamata: una sorta di contrattacco all’illegalità e alla mafia con la cultura e la danza.

Protagonisti più di mille giovani e giovanissimi, selezionati da oltre venti scuole di ballo catanesi, che con le loro coreografie, con la loro freschezza e vivacità, con l’incedere dei loro passi di danza moderna, hanno gridato la voglia di vivere liberi, senza condizionamenti e all’insegna della giustizia e della legalità.

La nota stonata c’è stata. E ha fatto molto chiasso. Un centinaio di giovani ballerini tra i 14 e i 18 anni, dopo aver dato la propria adesione non si sono presentati ai nastri di partenza. Tutti provenienti da una stessa scuola di ballo di una zona c.d. “a rischio”. Alcuni di loro hanno poi raccontato piangendo agli organizzatori di non aver avuto dai genitori il permesso di partecipare.

 Antonio Fiumefreddo, sovrintendente del Teatro e artefice del logo “Arte Nostra contro Cosa Nostra”, ha voluto dedicare a questi giovani, costretti dai genitori a rimanere a casa, la “Dance Attack”.

 Noi riteniamo, invece, che la giornata sia da dedicare proprio ai genitori di questi ragazzi. Perché direte voi? Perché proprio grazie a loro si è parlato tanto di un’iniziativa che probabilmente, se fosse filato tutto liscio, sarebbe passata in sordina. Queste famiglie, che hanno negato ai propri figli di schierarsi contro la mafia, forse per paura, forse per manifestare apertamente il loro consenso a Cosa Nostra, hanno involontariamente contribuito fortemente al successo della manifestazione.

Ne hanno parlato tutti. Cittadini, giornali e televisioni. Il fatto è entrato nelle nostre famiglie ed è diventato tema di discussione. L’esatto contrario di ciò che vuole la mafia: silenzio e indifferenza.

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