
Fiumi di parole sul turismo siciliano. Basta! Occorrono i fatti. La nostra terra potrebbe vivere solo grazie allo sviluppo di questo settore ma si continua a perdere tempo.
Di chi è la colpa? Della classe politica? Della classe imprenditoriale? Di noi tutti, capaci solo di lamentarci ma poi incapaci di rispettare e valorizzare le enormi potenzialità e risorse che la Trinacria offre?
Probabilmente, naturalmente in diversa misura, le responsabilità possono essere divise tra tutti i siciliani. Però, cerchiamo di guardare avanti: in tempi di crisi internazionale sarebbe ancora più insensato perdere ulteriore tempo. Non solo abbiamo dalla nostra parte tutte le risorse per risorgere ma potremmo finalmente lanciarci all’interno dell’area mediterranea come punto di riferimento per le altre regioni.
I nostri punti di forza dipingono la Sicilia come terra di arte e cultura, come l’isola dei parchi e dell’ambiente, dell’archeologia e del benessere. Natura e cultura, secondo uno slogan inflazionato ma mai sfruttato appieno nella e dalla nostra regione. A questi elementi di ricchezza fanno da contraltare i punti di debolezza che spesso purtroppo hanno preso il sopravvento tarpando le ali alla crescita della Sicilia. Abbiamo la ricchezza ma non riusciamo a fruirne. Cattiva gestione politica, mafia e criminalità in genere, deficit sul piano dell’organizzazione territoriale e su quello della promozione, difficoltà di tipo strutturale: penso, per esempio, al problema dei trasporti e degli stessi semplici spostamenti interni.
La nostra presunzione porta ad affermare che di turismo si può vivere, anzi si deve vivere. Il turismo ci può dare lavoro e ricchezza.
Per questo non si può più perdere tempo con le chiacchiere. Il tempo delle parole è terminato: occorre agire! E’ necessario attuare una moderna politica turistica mediterranea che conduca allo sviluppo integrato Europa-Africa, occorre studiare e concretizzare un adeguato marketing del turismo indirizzato all’offerta e centrato sulla domanda, è indispensabile che la nostra classe politica pensi ad una legislazione efficace ed agile che rimuova ostacoli e difficoltà invece di ingigantire i problemi. Fondamentale poi è da considerare l’azione degli enti locali che dovrebbero, in primo luogo, assicurare il controllo e la salvaguardia del territorio ed adoperarsi per un’adeguata politica della mobilità interna, piuttosto che elargire finanziamenti agli “amici degli amici” che non portano a risultati per la pubblica utilità e deprimono gli sforzi di quei piccoli imprenditori che vorrebbero puntare sull’innovazione e la qualità dei servizi ma spesso si arrendono per mancanza di sostegno ed incentivi.
L’auspicio è che si promuova quindi un turismo sostenibile che punti, non solo alla tutela e alla valorizzazione delle risorse ambientali e culturali, ma anche a conciliare i diversi interessi di coloro che vivono e lavorano nel territorio, con coloro che scelgono la Sicilia come meta ideale per trascorrere il proprio tempo libero.

Quale turismo in Sicilia?
Cercasi nuova classe dirigente
L’Italia affonda. Nella realtà e nella metafora. Natura ed economia insieme per mettere in ginocchio il Bel Paese. Ma dal dolore di Genova nasce la speranza di un’Italia migliore. Ancora una volta, come sempre è accaduto dopo le calamità naturali che ci hanno investito, la solidarietà è diventata la vera protagonista. In molti sono accorsi a Genova e nei territori sommersi dal fango per scavare, lavorare, aiutare, ripulire, salvare il salvabile. Sono giovani, adulti, volontari e disoccupati, figli della parte migliore del Paese. Questo ci deve fare riflettere: non tutto ancora è perduto. Si può e si deve ripartire da questa Italia. Mi auguro che lo capiscano anche i nostri politici. La nave Italia in questo momento sembra essere in balia di in un mare tempestoso. Il guaio è che manca il timoniere. La maggioranza guidata da Berlusconi, la più ampia nella storia della Repubblica, si è dissolta. Di fatto, il Paese è stato prima retrocesso dalle serie A alla B, e poi commissariato. Le decisioni sulla nostra economia partono dal Fondo Monetario Internazionale e da altri stati europei. Il problema a questo punto non è rappresentato da un cambio di governo, tecnico, allargato, di unità nazionale o rieletto dal popolo. Il problema è la mancanza di una rappresentanza politica seria e credibile. Perchè se Berlusconi & C. piangono, l’opposizione certamente non ride. In questi anni non è riuscita a creare una valida e credibile alternativa, non è riuscita a proporre nemmeno un leader, che sia degno di questo nome.
Ed allora? Come la mettiamo? Purtroppo dobbiamo auspicarci tra i due mali il minore, che francamente non so quale possa essere. Ci sono delle decisioni importanti da prendere, ci sono degli impegni internazionali da rispettare. Ci sono in politica interna delle misure urgentissime da adottare: dare uno scossone all’economia, ridare credibilità alle Istituzioni, tornare a ridare risposte concrete e speranza alla gente. A quei semplici cittadini, che nonostante quello che dice il Premier, ritengono che la crisi ci sia, eccome!
Auguri Italia! Ma Genova deve essere esempio anche per la politica: adesso gli uomini onesti, che vivono nella legalità, che lavorano, che studiano, che vogliono un Paese unito, dovranno sbracciarsi e adoperarsi per un futuro migliore. Bisogna svecchiare la nostra classe politica ma soprattutto formarne una nuova, capace, competente, autorevole.
In famiglia, nelle scuole, nelle parrocchie, nei centri sociali, nei circoli associativi, dappertutto si ritorni a fare cultura. Prima di tutto cultura della legalità, cultura politica, cultura d’impresa, cultura della solidarietà.
Solo così si potrà tornare a navigare in acque tranquille.
Auguri Italia!
Archiviato sotto Archivio articoli, Cultura, Politica, Società
La Lega ce l’aveva duro

Umberto Bossi ha capito già da tempo che gli elettori del Pdl non sono affatto soddisfatti dell’operato del Governo. Per questo ieri a Pontida ha cercato quantomeno di ridare speranze ai sostenitori della Lega. Il popolo della Padania però sicuramente avrebbe voluto sentire il proprio leader più deciso e determinato, diciamo più “incazzato” come ai bei tempi. Ma Bossi si è trovato nella scomoda posizione di difendere Berlusconi e l’alleanza di governo e nello stesso tempo di sfidare lo stesso Premier per non perdere proseliti. Così se da un lato il capo delle camicie verdi ha dato un debole ultimatum al Cavaliere, chiedendo un cambio di rotta risoluto nell’azione governativa, dall’altro ha dovuto ammettere a denti stretti che per non fare cadere il Paese in mano al centrosinistra è costretto a mantenere in vita questa maggioranza. Ma i toni troppo moderati non sono graditi ai manifestanti della Lega che già ieri inneggiavano alla secessione sovrapponendosi alle stesse parole di Bossi.
Non c’è dubbio che, a prescindere dall’ottimismo di facciata di Berlusconi, il governo è nettamente in difficoltà. Le sberle prese con i risultati delle amministrative e del referendum lo hanno indebolito ulteriormente. La lega, finora sempre in ascesa nei consensi, rischia di essere frenata dall’effetto domino e Bossi mette a repentaglio la sua leadership.
A questo punto la riforma fiscale richiesta da più parti dovrà essere veramente di qualità e soprattutto dovrà accontentare tutti: in primo luogo i partiti di maggioranza ma anche opposizione e parti sociali. Soprattutto dovrà ridare ossigeno e speranza alla nostra economia e alle nostre tasche. Meno tasse e più agevolazioni e incentivi alle piccole imprese. Conciliare tutto diventa veramente arduo. Col debito pubblico che ci ritroviamo appare impossibile diminuire la pressione fiscale. Quindi bisogna tagliare ulteriormente la spesa pubblica. L’augurio è che siano presi di mira sprechi, privilegi e costi della politica. E non, come spesso accade, ricerca, innovazione e cultura.
Archiviato sotto Personaggi, Politica, Società
Il Paese reale disarciona il Cavaliere

Se il primo turno delle amministrative aveva registrato già un risultato sorprendente, il ballottaggio segna un punto inequivocabile. Il Paese reale non corrisponde a quello dipinto dalla maggioranza e da Berlusconi in particolare. Il Governo e il Cavaliere escono bastonati da questa tornata elettorale oltre ogni previsione. Dopo Torino e Bologna anche Milano e Napoli vanno al centrosinistra. Ma è il risultato generale, oltre ai dati delle grandi città, che sancisce la sconfitta inesorabile della maggioranza. Parlo più di sconfitta del centrodestra che di vittoria dell’opposizione perché non ho notato grandi cambiamenti prima delle elezioni nell’organizzazione strategica del centrosinistra. Gli italiani, a mio parere, non hanno promosso l’alternativa ma hanno sonoramente bocciato Berlusconi e compagni (pardon, intendevo dire alleati). Adesso per il Governo si preannunciano giorni difficili. La maggioranza perde pezzi, consensi, amministrazioni e potere. Non sarà facile per il Premier ricompattare la sua coalizione e continuare a governare come se niente fosse accaduto. Anche perché il Cavaliere dell’ultimo periodo non sembra nella forma migliore per affrontare le prossime sfide. I mass media ci hanno descritto e fatto vedere un Berlusconi molto teso, nervoso, mai sorridente, un cagnolino confuso e bastonato, una vittima che addirittura si presenta, nel consesso dei grandi della terra, chiedendo intercessione e protezione al Presidente degli Stati Uniti. Un’immagine ben diversa da quella cui siamo stati abituati che lo vede sempre primadonna e protagonista assoluto della scena. Qualcuno parla di fine del “berlusconismo” e c’è chi è pronto a scommettere sulla caduta del Governo prima della fine della legislatura.
Io ricordo che più di una volta si sono celebrati i funerali politici del Premier ma Berlusconi, come un gatto dalle sette vite, si è sempre rialzato più pimpante che mai e ha continuato la sua ascesa. Adesso ho l’impressione che però stia rimanendo sempre più solo. “La musica è finita … gli amici se ne vanno”: questa è sicuramente una canzone che non piace al Cavaliere e che probabilmente non ha mai cantato nella sua vita. Ma come spesso accade quando una squadra perde è l’allenatore a pagare per tutti e gli alleati del centrodestra potrebbero sacrificare lui per ricompattarsi e andare alla ricerca del consenso perduto.
Archiviato sotto Personaggi, Politica, Società
Meno bunga bunga più problemi
Più fatti meno barzellette, più politica meno bunga bunga. Non so se sia cambiato realmente il vento, come qualcuno si è affrettato a dichiarare. Ma il segnale che gli italiani hanno dato con il loro voto alle amministrative è palese e forte. E’ vero che si trattava di votare alcune amministrazioni comunali e provinciali e quindi non era un voto sull’operato del governo ma era stato lo stesso Berlusconi a lanciare la sfida all’opposizione e a voler politicizzare queste elezioni, tra l’altro candidandosi personalmente a Milano. E proprio dal capoluogo lombardo è arrivata la sorpresa più grossa: il candidato sindaco del centrosinistra Pisapia non solo arriva al ballottaggio, quando tutti preannunciavano la conferma di Letizia Moratti già al primo turno, ma addirittura conquista il 48% dei consensi contro il 41,6% della sua avversaria. Milano quindi che punisce Berlusconi che ottiene quasi 28 mila preferenze contro le 53 mila del 2006, punisce il sindaco Moratti e boccia la campagna elettorale del centrodestra. Una campagna urlata e a tratti scomposta e inelegante. Ma non è solo Milano a lanciare un forte segnale al premier. Il primo round nei trenta comuni capoluogo chiamati al voto si chiude infatti sul 13 a 4 per il centrosinistra con le vittorie importanti al primo turno di Torino e Bologna. Per altre tredici amministrazioni sarà necessario aspettare i ballottaggi in programma il 29 e il 30 maggio. Anche a livello provinciale, centrosinistra in vantaggio tre a due nelle cinque partite già decise. Al ballottaggio vanno altre altre sei amministrazioni.
Il segnale è evidente, gli italiani vogliono che il governo cambi rotta ma non a colpi di spot e annunci periodici. Gli italiani vogliono un miglioramento generale del livello di qualità della vita. Famiglie e imprese aspettano veramente una scossa all’economia, la pressione fiscale è veramente insostenibile, il potere d’acquisto è calato paurosamente, i giovani sono affamati di lavoro, la scuola sta andando a fondo, e potrei continuare…
Se a questo si aggiungono i continui mal di pancia all’interno della compagine governativa con la Lega sempre più distante dal Presidente del Consiglio e una maggioranza tenuta in piedi più dalle poltrone che dalle idee, allora i malumori della gente aumentano. Insomma Berlusconi adesso si trova ad un bivio: o riesce a riprendere in mano la situazione, ricompattarsi con gli alleati e dare la giusta direzione al suo governo o uscirà sconfitto politicamente, rischiando di non concludere la legislatura. Per evitare di affondare col proprio governo, il Cavaliere dovrà fare i salti mortali e sicuramente dovrà rinunciare ai suoi passatempi preferiti. Per lui si prospettano tempi di magra: meno attacchi alle Istituzioni, meno bunga bunga, meno barzellette…
Berlusconi che non dovrebbe fare Berlusconi … francamente non riesco a immaginarlo.
Archiviato sotto Personaggi, Politica, Società
Il potere delle parole nella comunicazione
A volte basta davvero poco…cambiare le parole per ottenere dei risultati impensati!
Archiviato sotto Comunicazione, Società
Bin Laden: morto un papa se ne fa un altro

La notizia dell’eliminazione del leader principe di Al Qaeda ha naturalmente fatto il giro del mondo e non poteva essere altrimenti. Molti hanno festeggiato ed esultato per il risultato raggiunto. Un entusiasmo forse eccessivo. Tutto umanamente comprensibile dopo le immani conseguenze degli attentati dell’11 Settembre 2001. Resta da chiederci se adesso il mondo sarà davvero migliore, come hanno dichiarato lo stesso Obama, presidente degli Stati Uniti e molti capi di stato nel mondo. Il male supremo è stato abbattuto? Magari!
Ritengo purtroppo che la fine di Osama Bin Laden, che tra l’altro presenta ancora diverse zone d’ombra, abbia un valore più simbolico che reale. Intendiamoci, una cosa sarebbe stata catturare o eliminare Bin Laden subito dopo quei fatidici attentati che cambiarono il mondo. Un’altra è averlo ucciso, anche se il corpo sepolto in mare lascia un’aria fitta di misteri e dubbi, soltanto dopo dieci anni di ricerche dei servizi segreti, guerre, bombardamenti e missioni militari.
Oriana Fallaci aveva già scritto diversi anni fa che togliere di mezzo Bin Laden non avrebbe significato la salvezza del mondo perché come lui ce ne sono migliaia. E poi morto un papa se ne fa subito un altro e chissà, magari già l’uomo più ricercato del mondo aveva abdicato nominando il suo successore. Forse non lo sapremo mai.
Quello che vorremmo sottolineare e vorremmo che i potenti sottolineassero è che l’occidente non è in guerra contro l’Islam ma contro il fanatismo religioso estremo e il terrorismo sua diretta conseguenza. Non bisogna cercare lo scontro tra culture ma semmai il dialogo e il confronto nel rispetto delle diversità.
Quello che vorremmo poi capire è come mai la prima potenza del mondo, con i mezzi e le tecnologie di oggi, non sia stata in grado di catturare prima il capo di Al Qaeda. Di quali coperture ha goduto quest’uomo braccato e malato. Anche perché o Al Qaeda possiede un’organizzazione così perfetta da ridicolizzare l’intelligence americana – e allora l’uccisione di Bin Laden non modifica granché la sua struttura – o gli Stati Uniti e il mondo occidentale non sono così superiori come vogliono far sembrare.
In entrambi i casi, credo ci sia poco da gioire.
Archiviato sotto Personaggi, Politica, Società
L’articolo 1 e la terra dei cachi
Italia sì… Italia no… la terra dei cachi! Mi ritorna in mente la canzoncina di “Elio e le storie tese” presentata qualche anno fa a Sanremo.
Assistendo a quello che accade nel nostro Paese cos’altro potremmo canticchiare? Lo spettacolo dei nostri teatranti politici è davvero deprimente. Maggioranza e opposizione si battono a colpi d’insulti, imbecillità e provocazioni.
Perché quella che è l’ultima sparata di un rappresentante del Pdl di modificare l’articolo 1 della Costituzione non può essere considerata che una provocazione. Dare più forza al Parlamento in una repubblica che mi pare di aver studiato essere già parlamentare. Ma le due camere non sono già rappresentanti del popolo sovrano? La nostra Carta si fonda proprio su questo caposaldo e sull’equilibrio dei poteri che forse qualcuno vorrebbe sopprimere.
No! Non è la Costituzione che dovrebbe essere cambiata. Ma l’intera classe politica nazionale che non riesce più a capire quali sono le esigenze degli italiani, non riesce a risolvere i gravi problemi che ci assillano, non è capace di ideare e realizzare un piano di lungo periodo che ci tiri fuori dalle sabbie mobili in cui stiamo tutti per essere risucchiati. Si procede con leggine fatte su misura per favoritismi personali, aiutini al Premier, ai poteri forti, agli amici. Ma dei problemi del Paese vogliamo parlarne? La crisi economica la vogliamo affrontare sul serio con misure adeguate ed opportune per favorire la ripresa? Le imprese (tutte, non solo alcune) le vogliamo aiutare? La disoccupazione la vogliamo combattere? Il precariato lo vogliamo abolire per dare certezze e la speranza di un futuro migliore ai nostri giovani? La scuola e l’università le vogliamo fare diventare veramente pilastri della formazione e dell’istruzione dei nostri figli? Cominciamo a considerare le persone tutte, a prescindere dalla nazionalità, come esseri umani. Rivediamo la nostra politica estera, se è necessario, ma cerchiamo di adoperarci come Nazione alla costruzione di una solidarietà internazionale. La riforma della giustizia? Facciamola ma per aiutare i cittadini non per utilizzarla come arma per combattere la magistratura che è uno dei poteri del nostro ordinamento che serve per quell’equilibrio tanto cercato e voluto dai nostri costituenti. Combattiamo la criminalità organizzata, le varie mafie, la corruzione e le troppe ingiustizie che siamo costretti a subire.
Di tutto questo dovrebbe dar conto la nostra classe politica.
E l’opposizione? Dov’è? Cosa fa, sta preparando in maniera seria l’eventuale alternativa a questa maggioranza?
Non credo proprio. Si ritrova unita solo nella lotta a Berlusconi. Il Capo del Governo è il chiodo fisso di questi politici che sembra non abbiano altri interessi se non quello di abbattere il Cavaliere. E i nostri problemi? I nostri timori? Il nostro futuro? Ma perché non pensate a creare un’alternativa valida, capace, pensante. In grado di proporre un serio piano di rilancio del Paese, di esprimere una politica vicina alla gente, di promuovere le inestimabili risorse che abbiamo, di valorizzare le enormi potenzialità italiche.
Italia sì…Italia no! La terra dei cachi…
Un libro straordinario sull’organizzazione e la gestione del tempo
Archiviato sotto Comunicazione, Organizzazione e gestione del tempo, Società
Ossigeno per il Governo ma l’aria è ormai irrespirabile
Il governo Berlusconi giunto sull’orlo del precipizio non è caduto. Dopo il Senato anche la Camera, seppur per soli tre voti di differenza, respinge le mozioni di sfiducia presentate dall’opposizione. Una giornata parlamentare molto tesa che si conclude con il Pdl in festa e Fli, il movimento capitanato da Gianfranco Fini, spaccato. Indubbiamente, ai numeri, questa è una vittoria di Berlusconi e una netta sconfitta del Presidente della Camera. Ma non si può considerare una vittoria politica. Riteniamo, infatti, che se il Capo dell’Esecutivo non riuscirà nei prossimi giorni ad allargare la base della sua maggioranza al resto dei moderati che oggi non l’hanno votato, sarà arduo continuare a governare ed adottare tutti i provvedimenti necessari per far ripartire il Paese. Se il Premier può contare su una solida maggioranza in Senato, lo stesso non si può dire per quanto riguarda l’altro ramo del Parlamento. E una “chiamata alle armi” come quella di oggi difficilmente potrà essere ripetuta ad ogni seduta della Camera. La stessa Lega, nonostante la fiducia acquistata, lascia intendere che la migliore soluzione è rappresentata dal ritorno alle urne.
Probabilmente nell’interesse del Paese e degli italiani, sarebbero state opportune le dimissioni di Berlusconi, ancora prima di arrivare a questa sfida all’ultimo voto. Un governo poi di unità nazionale avrebbe potuto risolvere alcune questioni fondamentali prima di ridare voce agli elettori. Due a nostro modesto parere sono le priorità in questo momento: migliorare la legge elettorale ed adottare alcuni provvedimenti urgenti per dare una scossa decisa alla nostra economia.
I prossimi giorni saranno decisivi per capire se è davvero finito il ciclo politico del Cavaliere. Se così fosse, purtroppo avremmo continuato a perdere tempo prezioso.
Archiviato sotto Archivio articoli, Politica, Società





